Spaventa appena il titolo (che fa temere qualche vezzo post-ermetico) ma qui è tutto chiaro, in questo libro di Leone D’Ambrosio: La parola scura è tale forse più in chiave tardo-scapigliata… La parola si fa “scura” poiché costretta a guardare un mondo al quale sempre più si sente estranea, e nel quale pur vorrebbe incidere – ma l’uomo che ascolta fa più che mai fatica ad ascoltare (a leggere, a capire)…
Le 50 poesie di questo suo sesto volumetto di versi confermano il D’Ambrosio ormai noto alla critica: accorto utilizzatore di ricercatezze lessicali (a volte anche ardite) in mezzo a squarci di profonda riflessione (echi di frequentazioni filosofiche?). In effetti è predominante – seppure a volte criptato, latente, sotteso – il gioco sulla parola: quasi un ossimoro fra il primo e l’ultimo titolo della raccolta, “La parola scura” e “La parola che si scrive”… significa forse che scuro è quel che si scrive? forse, appunto, se è vero che fa scuro sotto il ciglio della notte e chissà se un nuovo giorno porterà davvero luce nuova (quando sarà passata la nottata!): infatti, “l’alba è un ciglio alzato”.
La silloge proposta da Leone D’Ambrosio, per di più suffragata da una vasta campionatura di testimonianze e giudizi critici, è particolarmente densa e distesa: ci si respira insieme una convinta maturità espressiva (non autoreferenziale) e una serena tensione ad approdi lontani (ma non tanto: “Non è penitenza la strada in salita”). Qui ci si offre piuttosto ai sentimenti buoni (svetta una toccante lirica per il padre – “Mi siedo sulle tue ginocchia stanche / per avere in cambio / un anticipo di stagione passata” – e presenti sono pure altri affetti privati) e si cerca – con passione, con forza – di correre insieme al tempo incalzante (altro tema portante del libro: “per fuggire dai miei compleanni”) per esorcizzarne la paura e la malia, per superarne i guasti e gli sprechi (“bisogna stare negli anni / con la morte sotto il letto”).
Infine, la posizione del poeta, per quanto ambigua l’esistenza possa sembrare, spinta/illusa da sirene incantatrici, deve essere ferma e chiara, “da quale parte stare non si sceglie” – si è purtroppo semplicemente se stessi, offerti a chi (“forestiero di notizie”) potrebbe ancora chiedere se quella “parola scura”, decifrata, assaporata, possa far luce, un poco, per l’aspro cammino in attesa.

“La parola scura” di Leone D’Ambrosio
Giugno 29, 2009 by stanzadelpoetaAggiornamento collana
Giugno 14, 2009 by stanzadelpoetaNell’ultimo anno, la collana editoriale “la stanza del poeta” si è arricchita dei seguenti piccoli (ma non sempre piccoli) libri:
44 – J. d’Este – F.P.Tanzj Oltre i confini
45 – Cervone, Fusco, Euphorbia, Di Mare, Bove, Nugnes SvolgiMenti
46 – Nicola Napolitano Autoantologia
47 – Giuseppe Napolitano 10 poesie/ 10 Gedichte
48 – I poeti extravaganti Tremiti dei poeti
49 – Angela Serna Otras voces/ Altre voci
50 – G.Agnisola, P.Cominale, R.Di Biasio, A.Iannacone, P.Maffeo Nicola Napolitano cinque anni dopo
51 – I.Vallone, R.Fusco, I.Di Ianni Una ragazza del sud
52 – Claudio Carbone Colonne quotidiane/ Colonnes quotidiennes
53 – Irene Vallone Attraverso
54 – Laura Buscemi Petali nel Grand Canyon
Anche la poesia si indigna
Giugno 4, 2009 by stanzadelpoetaMETTETE UN POCO DI AMORE NELLA VOSTRA VITA…
:così tanti anni fa il poeta De Moraes – ed io parafrasai con
METTI UN PO’ DI POESIA NELLA TUA VITA
era la Pasqua del 1971…
Siamo ancora in cerca di amore e poesia per fare la vita un poco più degna di essere tale ma soprattutto siamo in cerca di parole oneste (dove trovarle non so – forse soltanto i poeti…
MA ORA L’EUROPA CI CHIAMA E DOBBIAMO VOTARE
E SOPRATTUTTO DOBBIAMO VOTARE PER COLORO
CHE NON CI FACCIANO VERGOGNARE IN MODO DISONESTO
Perché essere Italiani è stato sempre un titolo di merito in Europa e non è giusto che a sporcarci siano le parole di un italiano con la minuscola e ignorante di qualsiasi regola che non sia la sua – ignorante per di più della civiltà culturale che pure – ahimé – è chiamato a rappresentare in Europa
PER FORTUNA GLI AMICI EUROPEI LO SANNO MA SONO STANCO
DI ANDARE IN GIRO A FARE BRUTTE FIGURE PER COLPA SUA
VERGOGNA!
L’Antologia presentata a Port’Alba
Aprile 30, 2009 by stanzadelpoeta
Mercoledi 6 maggio alle 18 a Napoli, nella storica “saletta rossa” a Port’Alba (cioè nel palazzo delle Edizioni Guida),
si presenta l’Antologia di Giuseppe Napolitano (poesie 1967/2007)
ne parlano Giorgio Agnisola (direttore della collana “Il poeta e l’opera”), Stelvio Di Spigno (curatore della Antologia) e il professore Raffaele Messina dell’Università di Salerno, coordinati dalla poetessa Angela Procaccini.
L’autore legge alcune poesie.
Premio “Venafro”
Aprile 29, 2009 by stanzadelpoeta
Ecco la copertina del volume – premio del concorso letterario “Venafro” edizione 2009, vinto da Giuseppe Napolitano con la silloge dedicata al viaggio in Macedonia dello scorso ottobre. Il titolo (Ditet e Naimit) e il sottotitolo (”Tetovo 2008: diario di viaggio”) ricordano appunto quella esperienza. La soddisfazione per il risultato conseguito è accresciuta pertanto dal poterlo condividere idealmente con tutti gli amici conosciuti in quell’occasione e ricordati nelle 33 poesie che compongono la raccolta.
La giuria del Premio era composta da Gerardo Vacana, presidente (e autore della intensa prefazione al libro), Amerigo Iannacone (fondatore), Ida Di Ianni, Luciano D’Agostino, Domenico Adriano, Luisa Inpinto.
La cerimonia di premiazione si è svolta nella storica cornice del Castello Pandone di Venafro. C’è stato anche un premio speciale per il giornalismo culturale dedicato al Molise, assegnato a Adriano Petta. La serata – prima della tradizionale cena – è stata conclusa da un concerto delle giovani ma brave Annachiara Pedicino al flauto e Loredana Venditti al piano.

Genius loci
Aprile 19, 2009 by stanzadelpoeta
E’ in uscita un altro lavoro poetico di Giuseppe Napolitano (stavolta in collaborazione con il pittore Normanno Soscia) e sarà presentato a Gaeta in Pinacoteca domenica 26 alle 19 dal prof. Marcello Carlino (”La Sapienza”).
Con il sottotitolo “18 poesie per Normanno Soscia”, il libro è GENIUS LOCI (edizioni D’Arco – Formia).
Attratto irresistibilmente dai quadri del pittore itrano (qui una inquietante “Salomè”), il poeta ha scritto le sue poesie in un breve giro di settimane, prima cinque, poi tredici… infine diciotto..
Nel volume sono comunque inserite le riproduzioni di altri quadri di Soscia, che arricchiscono la pubblicazione e ne fanno un prezioso esempio di collaborazione tra le forme espressive.
Viaggio a Vitoria
Marzo 31, 2009 by stanzadelpoeta
Vitoria è la capitale delle province basche, non lontana da Bilbao. L’amica poetessa Angela Serna, che l’anno scorso partecipò alle serate del “Voci del Mediterraneo”, mi ha invitato lì a presentare la mia produzione poetica, per l’occasione risistemata in un libro tradotto da Carlos Vitale: Misura di vita / Medida de vida.
Interessante esperienza – ricca di incontri umani (a parte la sorprendente visita del Guggenheim… e della cattedrale di Vitoria…) come l’incontro con la pittrice Ana Sanchez, per la cui “Pereza” avevo scritto “Languore del futuro” e Juan Lopez de Aèl, fotografo poeta…
Il nuovo libro ha in copertina una immagine tratta da un quadro di Normanno Soscia (presto sarà pubblicato il nostro Genius loci. 18 poesie per Normanno Soscia: un lavoro di gran pregio editoriale).
M’illumino di meno…
Febbraio 13, 2009 by stanzadelpoeta…e invece siamo riusciti ad illuminarci con le nostre parole, a darci luce e guardare meglio intorno a noi ed anche dentro di noi…
grazie a Rossella Tempesta che a Napoli ha organizzato una specie di jam-session poetica, una “improvvisazione” a molte voci in occasione della giornata dedicata al risparmio energetico
invitati a partecipare, siamo andati in quattro alla libreria Treves di Piazza Plebiscito e al Design Hotel di Via Chiaia: Irene e Giuseppe, Amerigo e Claudio, fuori dalla “stanza” in nuove stanze aperte e luminose di parole, malgrado a lume di candela…
una esperienza di comunione – da ripetere in altre forme e in altri luoghi
Il paese a rovescio di Amerigo Iannacone
Gennaio 10, 2009 by stanzadelpoeta
Già dalla copertina si nota qualcosa di molto chiaro, anche se a rovescio, quindi in maniera distorta. Il paese che si vede bene è quello specchiato, come se quello consistente si dissolvesse nell’aria per effetto di una incombente indifferenza verso l’ordine costituito delle cose che, anche se non è sempre ordinato, si sostanzia prima di tutto nel rispetto dell’ambiente e di tutte le creature che in esso convivono, e che spesso proprio di questo tutto che avvolge tengono poco conto. Allora in questa atmosfera inconsistente l’ordine si scompone, la materia si frappone a se stessa e le fiabe prendono corpo. Le fiabe di Iannacone, tra molta ironia miscelata ad una fantasia esplosiva, tracciano i confini entro i quali ripristinare l’ordine precostituito delle cose.
Ebbi il libro Il paese a rovescio in occasione del Premio di Macchia d’Isernia, sabato 8 novembre 2008, e la domenica successiva mi distraevo dai miei pensieri astraendomi con la lettura. La lettura avanzava e si produceva una catarsi, “una sorta di liberazione”, che attraverso la lettura mi rimetteva in sesto con me stessa. Non è facile incontrare autori che riescano a conciliare, nella brevità dei loro testi, sana ironia e perspicacia di contenuti. Con le storie brevi di Amerigo si viene messi a parte di un universo nutrito di piccole cose e accadimenti stravaganti terribilmente pregni di verità, accompagnata da un crescendo di buon umore dal quale il lettore si può lasciar permeare già dalla prima fiaba.
Amerigo, con il garbo del narratore e la destrezza della lingua, l’abilità di colorire le sue storielle, ci porge la realtà sotto forma di mini fiabe intelligenti, per cui il divertimento è assicurato insieme a svariati spunti di riflessione sulle piccolezze della società moderna. Ed ecco che leggendo emergono considerazioni circa l’uso delle parole, il rapporto tra simili o tra uomo e natura, o tra cose che con la fantasia si materializzano, pensanti quindi vive.
Irrompe con fare disarmante Amerigo con le sue Fiabe, se non fosse esilarante perché comico non ci sarebbe di che contenere le cataratte del pianto…
Giocoliere divertente e divertito della lingua, la studia ne verifica le assonanze ed espelle le note stonate, la sperimenta rendendoci parte dei traguardi raggiunti.
Ha la capacità di far capire al lettore che dietro ad un titolo, che con la nostra arguzia e fine capacità di lettori potremmo ricondurre ad una persona o ad un fatto così per assonanza, ma non è quella la risposta e semplicemente più immediata di quanto la nostra mente fuorviata è pronta a richiamare, ma non lo svelo qui, provate voi a indovinare…
E con quale sguardo sul presente che si chiude questo libro, bastasse a far invertire la rotta della mancanza di etica e morale verso un mondo più rispettoso delle persone che lo popolano
Lo scopo principe di un libretto così è far riflettere, di spronare ad una visione critica e acuta per affrontare in maniera concreta le storture che ci caratterizzano tutti e proporci, rinnovati e rinnovatori, nel magma della società intera.
Irene Vallone
“Beatrice” di Paolo Ciampi presentato a Gaeta
Gennaio 10, 2009 by stanzadelpoeta
Paolo Ciampi fa il giornalista (ufficio stampa della Giunta regionale toscana: ufficio in Piazza Duomo a Firenze!), ma – o forse proprio perché è giornalista – ha un debole per le storie vere da trasformare in storie narrate… Così ha scritto “Gli occhi di Salgari”, così ha scritto “Un nome” (rievocando la vicenda della professoressa ebrea Enrica Calabresi), e poi si è incuriosito alla figura di Jessie White, l’infermiera dei Mille… e a quella di Beatrice Bugelli. Costei (alla quale ha dedicato il libro “Beatrice” pubblicato l’anno scorso da Sarnus, Firenze e presentato a Gaeta il 10 gennaio) era una pastora analfabeta vissuta tra il 1803 e il 1885. Ma fu acclamata poetessa da alcuni intellettuali di spicco della sua epoca, tra i quali il Fucini e il Tommaseo – che non è dire poco (a parte Ruskin e qualche altro ancora). A lei Ciampi, scrivendo in prima persona, dedica una accorta ricerca umana e culturale, facendo vivere lo straordinario personaggio negli ingranaggi della vita letteraria della Firenze un po’ snob – anche capitale d’Italia! Così costruisce a modo suo una credibilissima storia vera, calandosi nei panni e nei sentimenti della “poetessa montanara”, citando a più non posso dalle sue strofe ricche di profonda umanità (come a dichiarare che davvero poeti si nasce)… Chi voglia comprendere come si possa fare di una persona semplice e “diversa” un caso – come oggi usa tantissimo, ahimé (ma non abbiamo inventato niente) – legga questo libro di Paolo Ciampi, partecipi insieme a lui a una scoperta di vita.