Archive for gennaio 2010

La poesia della memoria

gennaio 27, 2010

Scampata per ricordare

di Irene Vallone

 

Spietata atrocità barbarie
su folle inermi accanita
avvolte nella statica nebbia
sferzante presagi di morte

Da ammassi brandelli di averi
calpestio timoroso di animule
incoscienti del passo breve
asfissianti aliti lasciate a respirare

Ora è silenzio vuoto di morte
tra le baracche nei campi
attraversa purificatore il vento
l’insanabile aria della strage

Quale passato terribile
marchiato a fuoco vivo
si spande ancora in onde
di odio che stenta a morire

       *

Sento se mi fermo a pensare
alla follia dello sterminio
le urla la fame il freddo
della paura delle tradotte del distacco

sono tra quella povera gente
ad annusare sulla carta l’odore di un tempo
della barbarie macabro sapore

a coccolare con lo sguardo volti impauriti
a rivivere geografie di luoghi cari
a sperare per altri vie di scampo

una come loro sì
ma scampata
per ricordare

Nuovo blog personale

gennaio 23, 2010

In attesa di rinnovare il vecchio sito www.giuseppenapolitano.it, ho preparato un nuovo blog,  che è collegato a questo  della “stanza”: giuseppenapolitano.wordpress.com, nel quale ho cominciato a sistemare la mia bibliografia – vi invito a visitarlo e lasciare commenti e suggerimenti… grazie

Le “Fratture” di Spagnuolo

gennaio 14, 2010

 

Trattandosi di un medico poeta, verrebbe facile pensare che le “fratture” del titolo siano quelle del corpo… ma Spagnuolo è cardiologo e quindi le “fratture da comporre” sono probabilmente quelle del cuore, o comunque bisogna arguire che, in traslato almeno, non si tratti di “rotture” fisiche. Partendo da questo presupposto – e sempre ammesso che sia credibile un’analisi di questo tipo, per una poesia come la sua, ricca di presenze “corporee” (fisiche o fisiologiche, e sane o malate che siano) –, si può tracciare un percorso di lettura che dia un’efficace chiave di approccio a un libro come Fratture da comporre (Kairòs Edizioni), estrema prova di un inguaribile medico di se stesso?
Spagnuolo insiste infatti a dipanare (e cercare di “curare”) esistenze parallele alla propria, che diventano poesia e libro – non sempre credibili ma sempre plausibili, malgrado l’avanzare dell’età potrebbe (o dovrebbe) suggerire un’espressione più pacata; ma nemmeno il “profumo di un tardo disinganno”, le “finzioni sempre più imperfette” e “il mio lento arrugginire” frenano invece il poeta della carne e dei colori forti, della lingua penetrante e della rutilante immaginazione. Così le “cosce” sono “insolenti”, il “cielo stralunato”, le “pennellate di sghembo”, “tra gli stantuffi delle tue bugie”… Infine, “ricucio a caro prezzo confessioni […] interrompendo ogni frenesia”, per dare una credibilità all’esistenza dell’uomo-artista. Così, “fra le scommesse dei giorni” (che si intuiscono perdenti) e “fra le pieghe dell’inguine [tuo]”, “preferirei legarmi al gioco”… qualunque sia, comunque si debba poi pagare la sconfitta prevista (“senza più parole ho chiuso ogni poesia”).
Il problema interpretativo di un lavoro di Spagnuolo è che a volte interpretare è anche inutile, essendo piuttosto utile starsene a riva, sul bordo del lago inquieto della sua poesia, e osservare lo sciabordio delle parole, la risacca dei sentimenti che si fanno costruzione testuale. Occhi attenti a cogliere “il sussulto che scatena altri scompensi / tra l’angoscia ed il cruccio / delle occasioni perdute”: è una poesia questa che vive di sé, in sé compiuta (i testi brevi sono densissimi, e non ammettono sviluppi ulteriori).
Queste improbabili Fratture da comporre hanno un punto debole: la dichiarata anche se implicita menzogna che le compone mentre le rompe – il poeta si diverte a mostrare debolezze che sono la sua forza, nella consapevolezza di una capacità che ormai non si scalfisce: egli conosce se stesso e si offre come avrebbe voluto che la vita gli si offrisse (e a volte, certo, ne ha goduto, di sé e della vita).