FARE POESIA INSIEME

Daniele Giancane
Scrivere poesia. Essere poeti

Il libro del paradosso

Essenziale vademecum per operatori e neofiti, questo lavoro di Daniele Giancane (ultimo suo, certo provvisoriamente, considerata la convinta esigenza che egli ha di partecipare la sua scrittura) andrebbe letto e studiato, tenuto sul comodino, sfogliato ogni tanto per riflettere e magari addormentarsi più sereni e fiduciosi: c’è ancora speranza che, parlando, scrivendo, comunicando, l’uomo si ritrovi, si riscopra appunto uomo, liberandosi dalle infinite sovra(o sotto)strutture verbali e mediatiche alle quali è ormai assuefatto – non tutti, per fortuna!
Paradossalmente, ha un titolo dicotomico, questo libro dedicato alla difficile e bistrattata arte poetica – in realtà, infatti, “Scrivere poesia” e “Essere poeti” non è la stessa cosa, come purtroppo molti sono portati a pensare, specie quelli che scrivono e – dice Giancane – “leggono (se pure) solo se stessi”…
Ben venga, allora, il professore-poeta con la testimonianza di esperienze vissute che lo hanno portato a verificare quanto la poesia possa essere e farsi non solo messaggio di sentimenti, non solo “riflessione sulla parola” (che è comunque la qualità fondamentale del dire poetico), ma addirittura ipotesi di salvezza per il mondo, certo per l’uomo d’oggi vittima di illusorie chimere espressive. Da professore e da poeta, Giancane ritiene di poter affermare che “il significato pedagogico di questa avventura cartacea” è profondo e vitale. Chi scrive sa, e chi vuole scrivere sappia, che “siamo davanti ad una scrittura che cerca un dialogo; ad una scrittura-mezzo, non ad una scrittura-fine”. È un concetto ripetuto, in questo libro che è una raccolta di saggi autonomi ma legati dal filo dell’impegno, alcuni già apparsi in riviste specializzate. Scrivere serve più a chi scrive di quanto ci si possa augurare che serva a chi legge.
Anche questo è un paradosso: Petrarca si augurava che la sua canzone potesse “gir infra la gente” a parlare dei suoi affanni; affidava alla scrittura poetica la sua invettiva politica lo stesso padre Dante, che nel ritratto di Signorelli orna in copertina Scrivere poesia. Essere poeti (pubblicato in bella veste da Genesi – peccato per certe buffe sviste tipografiche). Ma nella poesia bisogna mettere se stessi o fare in modo che il lettore si possa riconoscere? E questo è un cruccio eterno, forse irrisolvibile. A volte, scrivere di sé e comunicare ad altri chi si è, mette in crisi, fa scoprire, proprio mentre lo si comunica, un se stesso diverso, inquietante… come è avvenuto ai detenuti di Trani (ai quali Giancane e i suoi colleghi poeti del gruppo “la Vallisa” di Bari proposero un corso di poesia), che – dopo aver imparato a scrivere versi – si accorsero di essere diventati troppo “sentimentali” e pertanto “deboli” e quindi soggetti al ridicolo, una volta rientrati nella vita loro quotidiana… La poesia li aveva forse redenti ma non del tutto trasformati in nuovi esseri umani.
E con i bambini come ci si deve comportare? L’altra grande lezione che si ricava da questo Scrivere poesia. Essere poeti  riguarda infatti i più piccoli lettori e scrittori di versi. Daniele Giancane insegna proprio Letteratura per l’infanzia all’Università di Bari e sono illuminanti i saggi su “La scrittura bambina” e “Il mondo segreto dei bambini”. Non corriamo il rischio di carcerare i bambini nelle false e fuorvianti strutture della società massmediatica! È probabilmente l’assunto che muove la riflessione pedagogica sulla poesia per bambini e dei bambini. Abituiamoli dunque a riconoscere nei testi poetici, altrui e magari propri, la possibilità di crescere, di crescere insieme. Poiché – la parola “insieme” è la più bella del vocabolario, affermava il grande maestro Rodari – scrivere poesia non fa sempre essere poeti, ma uomini sì, consapevoli di un mondo interiore da partecipare, da migliorare confrontandosi, da testimoniare a chi verrà. “Chi scrive poesie è un io che cerca il tu”.

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