Archive for gennaio 2009

Il paese a rovescio di Amerigo Iannacone

gennaio 10, 2009

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Già dalla copertina si nota qualcosa di molto chiaro, anche se a rovescio, quindi in maniera distorta. Il paese che si vede bene è quello specchiato, come se quello consistente si dissolvesse nell’aria per effetto di una incombente indifferenza verso l’ordine costituito delle cose che, anche se non è sempre ordinato, si sostanzia prima di tutto nel rispetto dell’ambiente e di tutte le creature che in esso convivono, e che spesso proprio di questo tutto che avvolge tengono poco conto. Allora  in questa atmosfera inconsistente l’ordine si scompone, la materia si frappone a se stessa e le fiabe prendono corpo. Le fiabe di Iannacone, tra molta ironia miscelata ad una fantasia esplosiva, tracciano i confini entro i quali ripristinare l’ordine precostituito delle cose.

 

Ebbi il libro Il paese a rovescio in occasione del Premio di Macchia d’Isernia, sabato 8 novembre 2008, e la domenica successiva mi distraevo dai miei pensieri astraendomi con la lettura. La lettura avanzava e si produceva una catarsi, “una sorta di liberazione”, che attraverso la lettura mi rimetteva in sesto con me stessa. Non è facile incontrare autori che riescano a conciliare, nella brevità dei loro testi, sana ironia e perspicacia di contenuti. Con le storie brevi di Amerigo si viene messi a parte di un universo nutrito di piccole cose e accadimenti stravaganti terribilmente pregni di verità, accompagnata da un crescendo di buon umore dal quale il lettore si può lasciar permeare già dalla prima fiaba.

 

Amerigo, con il garbo del narratore e la destrezza della lingua, l’abilità di colorire le sue storielle, ci porge la realtà sotto forma di mini fiabe intelligenti, per cui il divertimento è assicurato insieme a svariati spunti di riflessione sulle piccolezze della società moderna. Ed ecco che leggendo emergono considerazioni circa l’uso delle parole, il rapporto tra simili o tra uomo e natura, o tra cose che con la fantasia  si materializzano, pensanti quindi vive.

 

Irrompe con fare disarmante Amerigo con le sue Fiabe,  se non fosse esilarante perché comico non ci sarebbe di che contenere le cataratte del pianto…

Giocoliere divertente e divertito della lingua, la studia ne verifica le assonanze ed espelle le note stonate, la sperimenta rendendoci parte dei traguardi raggiunti.

Ha la capacità di far capire al lettore che dietro ad un titolo, che con la nostra arguzia e fine capacità di lettori potremmo ricondurre ad una persona o ad un fatto così per assonanza, ma non è quella la risposta e semplicemente più immediata di quanto la nostra mente fuorviata è pronta a richiamare, ma non lo svelo qui, provate voi a indovinare…

E con quale sguardo sul presente che si chiude questo libro, bastasse a far invertire la rotta della mancanza di etica e morale verso un mondo più rispettoso delle persone che lo popolano

Lo scopo principe di un libretto così è far riflettere, di spronare ad una visione critica e acuta per affrontare in maniera concreta le storture che ci caratterizzano tutti e proporci, rinnovati e rinnovatori,  nel magma della società intera.

 

Irene Vallone

“Beatrice” di Paolo Ciampi presentato a Gaeta

gennaio 10, 2009

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Paolo Ciampi fa il giornalista (ufficio stampa della Giunta regionale toscana: ufficio in Piazza Duomo a Firenze!), ma – o forse proprio perché è giornalista – ha un debole per le storie vere da trasformare in storie narrate… Così ha scritto “Gli occhi di Salgari”, così ha scritto “Un nome” (rievocando la vicenda della professoressa ebrea Enrica Calabresi), e poi si è incuriosito alla figura di Jessie White, l’infermiera dei Mille… e a quella di Beatrice Bugelli. Costei (alla quale ha dedicato il libro “Beatrice” pubblicato l’anno scorso da Sarnus, Firenze e presentato a Gaeta il 10 gennaio) era una pastora analfabeta vissuta tra il 1803 e il 1885. Ma fu acclamata poetessa da alcuni intellettuali di spicco della sua epoca, tra i quali il Fucini e il Tommaseo – che non è dire poco (a parte Ruskin e qualche altro ancora). A lei Ciampi, scrivendo in prima persona, dedica una accorta ricerca umana e culturale, facendo vivere lo straordinario personaggio negli ingranaggi della vita letteraria della Firenze un po’ snob – anche capitale d’Italia! Così costruisce a modo suo una credibilissima storia vera, calandosi nei panni e nei sentimenti della “poetessa montanara”, citando a più non posso dalle sue strofe ricche di profonda umanità (come a dichiarare che davvero poeti si nasce)… Chi voglia comprendere come si possa fare di una persona semplice e “diversa” un caso – come oggi usa tantissimo, ahimé (ma non abbiamo inventato niente) – legga questo libro di Paolo Ciampi, partecipi insieme a lui a una scoperta di vita.  

I Poemetti elementari di Rodolfo Di Biasio

gennaio 9, 2009

 

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Inutile andare in cerca di ascendenze (che pure ci sono, ci sono e si potrebbero individuare nella scabra scansione e nella rarefazione della parola che lega Ungaretti e Caproni, fra gli altri) – ma Rodolfo Di Biasio in questi Poemetti elementari si dimostra appunto “elementare”, e così vuol essere, probabilmente. Se ricordiamo “la dottrina dell’estremo principiante” del vecchio maestro Luzi, comprendiamo perché: questi poemetti nascono da una ricerca di parola e sulla parola che è nella natura stessa di Rodolfo Di Biasio (l’autore de I ritorni, di Patmos), avendolo accompagnato dalle origini, quando tentava “sorti” e sfidava la storia della poesia interrogandosi sulla strada più giusta da seguire per essere se stesso, pur “dentro l’orma” dei padri.

Ora, a settant’anni e dopo un lungo silenzio, dopo aver camminato in lungo e in largo per le vie della letteratura (è stato professore, critico, animatore culturale), ora ha voluto un’altra volta misurarsi con se stesso. Come un principiante, appunto – poiché il poeta lo è sempre, se cresce in onestà –, ed è tornato (ma è rimasto fedele) agli elementi della sua formazione, della sua vita di autore. “Elementari” significa semplici (ed è chiaro dall’aspetto stesso della pagina di questa plaquette che comprende sette poemetti articolati ciascuno in tre momenti – pagina scarna, essenziale: una semplicità di arrivo); ma si farebbe torto alla sua intelligenza linguistica se ci si fermasse qui: “elementari” è proprio degli elementi, cioè della naturale forza che troviamo negli elementi intorno a noi: acqua, terra… il mare, il fiume, l’ulivo, la cenere, e il tempo, sovrano.

E siccome tutto ritorna, la lezione degli elementi è flusso di memoria che diventa viatico per le piccole orecchie di chi ascolta: qui c’è il nipotino David, al quale si racconta dell’infanzia e delle radici (“ineludibili”), in un “poemetto dell’ulivo” inebriato da una “luce” che “è dentro e non smuore”. E c’è il tempo delle “corrispondenze” (“silenzi sempre più lunghi” e “abrasa memoria delle cose” – che pure furono “le rose della vita”): quando “le irrisolte strade” sono ormai “alle spalle” e si impone una “tregua”…  Infine, “è questo il tempo delle interrogazioni”, quando tutto ritorna, si incastra, nell’essere quello che era, elemento e parola che lo dice.

Il piccolo libro appare nella collana “Tarsie” delle Edizioni Il Labirinto.

La poesia del ritorno

gennaio 4, 2009

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Abbiamo chiuso una straordinaria annata poetica con una riflessione su un tema particolare: la poesia come memoria e “ritorno” – non solo il ritorno fisico ma pure quello spirituale. a un luogo, a un tempo… a una radice, a un sogno…
Nella Pinacoteca Comunale “Giovanni da Gaeta”, 2 a Gaeta, lunedì 29 dicembre 2008  sono stati con noi: Luciano D’Agostino (di Isernia), Rosalba De Filippis (molisana di Firenze) e la napoletana Rossella Tempesta – assente giustificato il poeta del Golfo, Rodolfo Di Biasio

Le parole di tutti hanno suggellato un patto di intesa: i poeti hanno fiducia che le loro parole possano aprire strade verso… dove ciascuno possa trovare se stesso, forse perduto per caso tempo prima…

Con la collaborazione dell’ “Associazione 900″ di Gaeta, hanno esposto un loro quadro gli amici pittori Salvatore Bartolomeo e Normanno Soscia, mentre il chitarrista Paolo Granata ha suonato alcuni brani classici.

nella foto, Luciano, Rosalba, Rossella, Amerigo Iannacone e Giuseppe Napolitano