Archive for febbraio 2011

Verso il MEDITERRANEO “YACHT MED FESTIVAL” GAETA 2011

febbraio 26, 2011

GAETA YACHT MED 2011

Convegno internazionale
Il Mediterraneo in Poesia
Il viaggio della parola
15/16 aprile 2011

Poeti ospiti:

1 Mohammed ElAmraoui (Marocco) – Poeta traduttore – Docente di letteratura araba.
2 Radhia Chehaibi (Tunisia) – Membro delle Associazioni “Madri di Tunisia” e “Educazione e famiglia”, presiede la “Alleanza delle scrittrici tunisine”.
3 Georges Drano (Francia) – Presidente della Associazione “Humanisme et Culture” a Frontignan (città gemellata con Gaeta).
4 Shaip Emërllahu (Macedonia) – Docente Letteratura albanese, fondatore Festival internazionale di poesia “Ditët e Naimit” a Tetovë.
5 Sabahudin Hadžialić (Bosnia) – Giornalista, direttore di testate telematiche, organizzatore di eventi
6 Samira Negrouche (Algeria) – Presidente dell’Associazione culturale “Cadmos”, organizzatrice di eventi letterari internazionali.
7 Amir Or (Israele) – Fondatore dell’Associazione “Helicon Society”, editore e promotore di eventi internazionali.
8 Diti Ronen (Israele) – Docente di Politica culturale in Israele e all’estero, direttrice di varie organizzazioni ed eventi culturali.
9 Patrick Sammut (Malta) – Docente di letteratura maltese e italiana, vice presidente dell’Associazione Poeti Maltesi.
10 Nicole Stamberg (Francia) – Organizzatrice di eventi letterari internazionali con l’Associazione “Humanisme et Culture” a Frontignan.
11 Agron Tufa (Albania) – Docente di Letteratura contemporanea a Tirana, giornalista televisivo.
12 Nasos Vaghenas (Grecia) – Docente di Letteratura greca ad Atene (e visitor a Oxford e in altre Università).
13 Gustavo Vega (Spagna) – Docente di Letteratura spagnola, cultore di poesia visuale.
14 Abdelmajid Youcef (Tunisia) – Docente di Letteratura araba, traduttore dall’arabo in francese e dall’italiano in arabo.


Programma

Giornata del 15 aprile

Mattino:

Apertura del Convegno Il viaggio della parola (ore 10.30)

Prima sessione (ore 10.45): Tavola rotonda “La donna in poesia
Partecipano: Radhia Chehaibi, Samira Negrouche, Diti Ronen, Nicole Stamberg

Seconda sessione (ore 11.30): Letture dei poeti ospiti (poesie in originale e in traduzione) ElAmraoui – Drano – Emërllahu – Hadžialić – Or – Sammut – Tufa – Vaghenas – Vega – Youcef

Pomeriggio:

Prima sessione (ore 17.45): tavola rotonda “La traduzione di poesia
Partecipano: Patrick Sammut, Nasos Vaghenas, Abdelmajid Youcef

Seconda sessione (ore 18.30): Letture dei poeti ospiti (poesie in originale e in traduzione) ElAmraoui – Chehaibi – Drano – Emërllahu – Hadžialić – Negrouche – Or – Ronen – Stamberg – Tufa – Vega

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Peraforte com’era e com’è

febbraio 11, 2011

a spasso nel tempo con Filippo De Angelis


Scrive Amerigo Iannacone nella sua prefazione a Peraforte de ‘na ota e de mo’ che “La poesia dialettale emana sempre un fascino particolare”…  ed è vero, è innegabile, forse più per coloro (quelli “coetanei dell’autore”) capaci di cogliere “atmosfere” evocatrici di “ora un sorriso ora un’emozione”. Infatti – chiarisce lo stesso De Angelis nell’Introduzione al libro – quelle del dialetto “sono voci di appassionato affetto donate alla terra madre. Nelle mie poesie ho preferito l’uso del vernacolo, espressione viva dell’anima popolare, per favorire i ricordi delle persone più avanti in età, per lasciare una memoria ai più giovani, e infine perché scarno ed essenziale, come il vivere di allora…”

È una pregevole sintesi l’ouverture storica “A Peraforte”… “contrada solinga, sul poggio sopita”, che i giovani abbandonano “sognando la luna”. Come fece anche l’autore, il quale ricorda che da giovane “ti voltai le spalle”, “sperando che altrove trovasse fortuna”. A qualcuno è riuscito, magari con fatica, con la fatica che in paese pareva eccessiva e in altri luoghi è stata comunque necessaria; a qualcuno è riuscito di cambiar vita ed ora ritorna a parlare con i vecchi, rimasti i soli custodi delle quattro pietre (“ste quattru casi”), rimaste senza vagiti (possente immagine di solitudine! A proposito di immagini, pregevole quella di copertina, nebbiosa panoramica che proietta lo scoglio-paese in un mare senza tempo).

Figure e mestieri “de ‘na ota” sono raccontati con didascalica partecipazione descrittiva, con i dettagli linguistici che caratterizzavano le attività della mietitura (“A mete… a mete…” è un piccolo capolavoro di manualistica lessicale), della trebbiatura, della vendemmia, e i lavori del canestraio, del calzolaio, del fabbro… non c’era la lavatrice, a Peraforte, e fare il bucato era anch’esso un avvenimento da preparare con le dovute attenzioni… come la panificazione in casa (e quei biscotti rubati ancora caldi nelle teglie sono un momento di finissima delicatezza nel ricordo del tempo passato).

Il senso del tempo che passa è evidente, sottende quasi tutta la silloge, che è costruita proprio sul rapporto prima-oggi (doloroso anche se non privo di ironia). “Ritorno a Peraforte” è un esempio di questo rapporto vissuto in prima persona e testimoniato senza pudore: “più passa tempo e più me faccio vecchiu / e più revaio arreto co la mente… dolce paese meu retrovatu / ognunu qui da te troa se stessu… e allora vaffanculu lu progressu”.

Il primo segnale che si coglie in queste pagine di De Angelis – commosse quasi sempre e commoventi spesso – è che “niente è mutato”, malgrado le apparenze, nonostante il progresso abbia eliminato certe sacche di ignoranza e povertà. Ma le vecchie cattive abitudini, quelle no, resistono ai mutamenti – si sa – se si può approfittare di circostanze favorevoli, di coperture e mascherature varie. Tanto “paga Pantalone”… È sempre stato così, quando si tira a risparmiarsi sul lavoro, perché tanto c’è chi provvede (“allora come mone / se lavoraa pocu, pocu assai / se a pagà ce stea Pantalone”); amara osservazione che d’altronde è un po’ il filo conduttore dell’analisi sociologica che De Angelis propone sotto forma di giochino memoriale.

L’ultimo verso del libro (in un sonetto dal titolo manifesto: “2 novembre”) è davvero un congedo, malinconico e sereno al tempo stesso: siamo ancora qui e possiamo guardarci intorno, soddisfatti per quel che ci è capitato, e perché ancora non ci è capitata l’ultima cosa che pure ci tocca (allorché “la Signora Nera con la farge” ci convocherà all’appuntamento fatale). È vero: “le bugie seccano la pianta” – questo è un proverbio della saggezza popolare – e allora prepariamoci alla verità, abituiamoci alla verità, difendiamo la verità: per far crescere “la pianta”, che è la nostra vita, quella che ci hanno data e quella che lasceremo ai nostri figli, occorre evitare “che sti palluni fau seccà la pianta”, che ci siano mistificatori pronti ad ingannarci con la prosopopea della loro verità, contrabbandata come tale mentre è solo chiacchiera per abbindolarci e farci credere alla luna nel pozzo.