Archive for ottobre 2010

Nuova traduzione

ottobre 31, 2010

Un piccolo grande regalo dell’amico macedone Rhemzi Salihu: le 10 poesie già tradotte in tedesco da Renato Vecellio, le ha tradotte in albanese e pubblicate in un piccolo libro – che abbiamo presentato a Tetova nelle giornate del Festival “Ditet e Naimit”… ecco “Nonna“, una di quelle che gli sono piaciute di più.


GJYSHJA

Po ajo ty
t’i ka rrëfyer përrallat
më të bukura qiellore

kush do ta dinte se si
do të ishte gjyshja
gëzohu njohjes-nuk është faji yt
që ti erdhe e vonuar në jetë –
dhe ajo nuk është më

lulepranverë – e imja
evonuar
dhe e vetëdijshme përjetësisht
ne juve do t’ua kujtojrnë një këngë
me te këndshme: një këngë të qetë
për kallëzimet dhe veprat

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A ZONZO CON AMERIGO

ottobre 22, 2010

IL NUOVO LIBRO DI AMERIGO IANNACONE E’ LA RIEDIZIONE DI UN LAVORO MOLTO SIGNIFICATIVO NELLA SUA PRODUZIONE LETTERARIA: A ZONZO NEL TEMPO CHE FU.

Io non posso dimenticare che al tempo della prima uscita di queste memorie di Amerigo, una decina di anni fa, mio padre pubblicava il suo ultimo libro: Casale. Memorie del tempo che fu… per le edizioni EVA (come più volte abbiamo fatto – io e lui – in quegli anni).
Forse in quel libro di mio padre, essendo stato scritto a ottanta anni e passa… c’è meno rabbia e più dolcezza contemplativa – forse Amerigo ancora deve sbollire, ancora spera (in cuor suo, anche se usa la parola odiare che a mio padre non sarebbe mai venuta in mente… per il suo paese)
L’atmosfera però è la stessa, e Amerigo lo riconosce quando scrive che il suo racconto è dedicato a tutto il Sud, non solo a Ceppagna, non solo al Molise: il Sud è Sud ovunque, infatti, prima e dopo Eboli (anche in Macedonia, dove sono appena stato… – fa rabbia piuttosto che lo sia ancora mentre altrove sia già Nord! e da parecchio, ormai – altro che festeggiare i 150 anni… ma forse il federalismo non farebbe rinascere la vita a Ceppagna o a Casale…
Nelle pagine di Amerigo si scoprono piaghe dolorose, ma si riesce anche a sorridere, col necessario distacco del tempo (quando si parla di episodi dell’infanzia, della scuola di un tempo…) e col distacco dello spazio (per chi vive in ben altre condizioni è difficile credere che si possa vivere in condizioni tanto precarie, solo pochi decenni fa, solo a poche decine di chilometri da qui!)
Opportuna la nuova edizione di un lavoro certo importante nella sterminata bibliografia di Iannacone, e al momento giusto, per festeggiare i 30 anni di attività ma soprattutto, penso, i 60 di vita… un tuffo nel passato in cerca di chiavi per interpretare un presente non molto diverso, un augurio però, anche – penso, spero – perché da quell’andare “a zonzo” non si perda la voglia di credere nella possibilità di crescere, nella volontà di crescere, insieme, poiché “il tempo che fu” rimanga tale nell’armadio dei ricordi e non faccia ombra al futuro che intanto arriva di corsa.

SABAHUDIN HADŽIALIĆ

ottobre 22, 2010

Anche Sabahudin l’ho conosciuto a Tetova, alle “Giornate per Naim” (Naim Frasheri, il poeta albanese caro a Shaip Emerllahu, organizzatore del Festival internazionale cui ho partecipato per la terza volta…): Sabahudin – “the tallest poet in the history of the Festival” – scrive in maniera sincopata, e onirica.

Sabahudin alla presentazione di Jenifer Greene all’American Corner a Tetova

…ETERNAL DREAMS

Io grido il suo nome

a notte

quando lei dorme

Il riflesso della probabilità

è fuori della portata

dell’anima mia mortale

perché

Arianna

srotolò un filo

da un nocciolo fuso

Il mio cuore!

Grido il suo nome

all’alba

mentre lei dorme

È forte lei nel suo

equilibrio

mentre ciondola

sulla pietra tombale

nel cimitero

del mio…

destino

 

STRANGE DREAM

Mani seppellite giù

nella sabbia

Mani macchiate di sangue

entrambe

Cerco di giungere al fondo del pozzo di sabbia

scavando profondo

avvertendo la pena

Due occhi blu

tuffo profondo

verso di te

Occhi iniettati di sangue

entrambi

Portato sull’onda di lacrime disperate

cerco di catturare un tuo sguardo

ma tu

sparivi oltre l’orizzonte

Ah!

Ti avvicinavi furtiva

e abbracciavi

il mondo!

Roman Kissiov

ottobre 21, 2010

Conosciuto a Tetova al Festival “Ditet e Naimit” di quest’anno, il bulgaro Kissiov ha uno stile asciutto e accattivante… Cinque brevi testi rendono appena un’idea di come lavora con la poesia, sulla parola.

ARS POETICA

Nel tempo e ancora trovare
per la poesia un sentiero
cresciuto con le parole.

ORME

Una piana distesa di carta
– questo è il mio futuro.
Dietro di me sono restate parole
– orme sulla neve bianca della carta
chiaramente a mostrare
per dove ho camminato

L’OMBRA DEL POETA

Curvo sopra il suo tavolo una volta
il poeta scoprì con meraviglia
che l’ombra del suo profilo sul foglio
di carta era fatta di parole.

VIRGOLE

La vita
è una fila
di virgole:
una serie di virgole
e punti interrogativi
è l’infanzia

una serie di virgole
e punti esclamativi
è la giovinezza

una serie di virgole
e puntini sospensivi
è la vecchiaia

Alla fine una mano
invisibile mette
un punto.

PROCESSIONE DI PAROLE

Una lunga processione di parole
contro la bianchezza della carta.
Processione funerale…
Chi vanno a seppellire le parole?
Stanno per separarsi le parole dal loro autore.
Le parole seguono piangendo
la vita del poeta sulla terra –
anche se egli ancora è vivo
anche se egli non è nella terra di là…
Le poesie scritte anni fa sopravvivono
all’uomo che porta il mio nome
quello che allora ero.

La partita a tennis di Leuwers

ottobre 9, 2010

Daniel Leuwers

Un Court de Tennis en Dur

Pour que la nuit s’arrête de tenir mon angoisse en éveil
sur les chemins qui mènent à l’enfer
pour que la vie enfin cesse de s’infuser en mort
plus ou moins volontaire
l’envie me prend de résister un peu
de me lever
et puis la lassitude revient
tandis que l’on prépare en hàte
mon exécution très prochaine
– inéluctable même –
sur le court de tennis en dur
où une frêle guillotine est calée
contre la chaise haute de l’arbitre.

La lame brille violente au soleil du matin
et, comme Lorca,
je rêve de m’enfuir
ou de mourir très vite
car il fait si beau
que l’amour devient cruel
abominablement cruel
dans ce lit qui nous rive à la mort tant haie
quand c’est à l’amour seulement
que nous voulons courir
ou à ce qu’il en reste
ou à ce qui naitra de l’imprévisible
qu’une femme désigne
comme ce nuage aperçu
en plein smash

Mais pourquoi cette femme si longtemps rêvée
ne songe-t-elle qu’à tuer l’amour
qui jadis l’a tuée
quand elle n’offrait son sexe qu’au plus offrant
jamais au plus aimant
pour que la mort
s’immisce bien au dedans.

Cette femme te tuera
qui a tué en toi
ce qui en elle est mort
et le match est fini
bien fini
sur le court de tennis en dur
que l’arbitre quitte
laissant tout en l’état.

Un campo da tennis in cemento

(traduzione: Giuseppe Napolitano)

Perché la notte smette di tenere sveglia la mia angoscia
sulle vie che portano all’inferno
perché la vita infine smette di trasfondersi in morte
più o meno volontaria
mi viene voglia di resistere un po’
di sollevarmi
ma la stanchezza ritorna
mentre si prepara in fretta
la mia molto prossima esecuzione
– ineluttabile anche –
sul campo da tennis in cemento
dove una debole ghigliottina è calata
contro la sedia alta dell’arbitro

Brilla violenta la lama al sole del mattino
e come Lorca
sogno di fuggirmene
o morire presto presto
poiché è così bello
che l’amore diventa crudele
crudele in modo abominevole
in questo letto che ci inchioda alla morte
tanto odiata quando vogliamo
all’amore soltanto correre
o a quel che ne resta
o a quel che nascerà dall’imprevedibile
che una donna disegna
come questa nuvola intravista
in pieno smash

Ma perché questa donna così a lungo sognata
non pensa che uccidere l’amore
che un tempo l’ha uccisa quando lei
offriva il suo sesso a chi solo le offriva di più
mai a chi più l’amava
perché bene all’interiorità
si mescola la morte

Questa donna ti ucciderà
lei che ha ucciso in te
quel che in lei è morto
e la partita è finita
finita bene
sul campo da tennis in cemento
che l’arbitro abbandona
lasciando tutto com’è

Daniel Leuwers a Formia da “Margherita”

ottobre 7, 2010

Si avvia a conclusione la breve settimana dei “libri poveri” (venerdi “poesia internazionale” in Pinacoteca).

L’incontro di Daniel Leuwers con i poeti della “stanza” nella “Libreria di Margherita” è stato particolarmente toccante: la partecipazione dei soliti “pochi ma buoni” induce a rimproverare i “molti cattivi” che hanno perduto un’occasione importante per crescere insieme. Nicole Stamberg e Georges Drano, già più volte presenti nel Golfo negli ultimi dieci anni, hanno letto le loro poesie chiudendo un pomeriggio poetico intenso di varie forme espressive, di compatta densità.
Anche Daniel Leuwers è stato presentato come autore, oltre che come curatore dell’esposizione dei “libri poveri” in corso a Gaeta (ha letto un polittico dedicato a Marina Cvetaeva: “Fausseté du vrai”).
Hanno offerto un breve saggio del loro lavoro poetico i poeti “locali” Max Condreas e Claudio Carbone, Rossella Tempesta e Ambra Simeone.