Archive for luglio 2011

Libertà di stampa sempre

luglio 2, 2011

È necessaria una premessa diciamo così di ordine metodologico: che libro è, questo Roghi fatui di Adriano Petta, appena ristampato da “La Lepre edizioni” dopo l’uscita con “Stampa alternativa” quasi una decina di anni fa? È un libro fatto di libri, che parla di libri, è la storia della storia del libro, inteso come stampato ma pure manoscritto… è in qualche modo un saggio sul valore, sul ruolo sociale della stampa (“quale prezzo abbiamo pagato per la libertà di stampa?” è la domanda, nemmeno tanto retorica, posta in copertina), ma è scritto in forma di romanzo, anzi, è una successione di racconti, meglio di quadri narrativi ma storicamente riconoscibili: sono veri i personaggi e le date, i fatti e i discorsi (per quanto, almeno questi ultimi, in più di un caso, immaginati – sia pure in modo verosimile).
Ci troviamo qui di fronte a una dichiarazione d’amore in piena regola, che un appassionato rivolge all’oggetto della sua passione. E all’oggetto non solo (il libro, in questo caso) ma ovviamente pure a quanto nel libro si può veicolare di “verità e libertà”, come sostiene appunto l’appassionato, il quale non ammette, ovviamente, che lo si possa contraddire. Pertanto, lo scorrere dei capitoli di questo libro, “dai Catari a Giordano Bruno” e fino a Galilei, è tutto un seguito di malefatte commesse a danno di quell’oggetto (e di coloro che l’amano o vorrebbero) da parte del potere – ecclesiastico in questo caso (ma ben si può estendere la denuncia ad altri poteri che – per ragioni di potere – hanno paura del libro, della stampa in generale e soprattutto della libertà di pensiero trasmessa attraverso i libri e la stampa).
L’epigrafe nicciana, “Tutto il lavoro del mondo antico per prepararci a una civiltà scientifica e libera ci è stato defraudato dal cristianesimo”, è subito indicativa di un programma; e Roghi fatui è certo un libro a programma, per la sua natura di polemica testimonianza, suffragata da citazioni numerose e dettagliate. Le figure storiche successivamente attrici nei capitoli centrali sviluppano un processo di conoscenza continuamente ostacolato dai predecessori della figura che domina l’ultimo capitolo: Papa Leone XIII. È il Vaticano infatti il massimo accusato in questo processo all’incontrario. Dopo secoli di Inquisizione, di roghi e indici, Adriano Petta vuol fare giustizia di tutti gli “oscurantismi e crimini” commessi.
A modo suo ci riesce – con malcelate punte di cattiveria ideologica – poiché alla fine si resta stravolti e stupefatti, quasi increduli di quanto male sia stato fatto in nome del bene, di quanta falsità abbia circonfuso la presunta verità ufficiale, contrabbandata come tale anche contro le più evidenti ragioni della ragione umana (scientifiche e verificabili e – almeno per un certo tempo – non aliene dallo stesso confronto col divino!).
Adriano Petta non ce l’ha infatti, non direttamente con Dio, piuttosto con l’abito che a Dio – o comunque debba chiamarsi la forza che anima l’universo e soffia nell’uomo – è stato imposto da ministri opportunisti. Probabilmente è un razionalista agnostico che potrebbe tranquillamente rispettare i credenti e i cristiani pure (un po’ meno i cattolici) purché non vogliano prevaricare il pensiero altrui, non accettando posizioni libere se contrastano con la loro.
Roghi fatui, lavoro conclusivo della cosiddetta “trilogia sul libero pensiero” dopo Ipazia e Eresia pura (anch’esso sta per essere ristampato), è un gran libro da meditare. Aspro da leggere e duro da digerire, ma ricco di vita: ci sono parecchi frammenti della vita che adesso noi siamo, se siamo liberi di pensare e scrivere e pubblicare quello che siamo.

Annunci