Archive for dicembre 2009

La guerra dell’amore di Vanina

dicembre 17, 2009

Un libro di Vanina Iodice (Kairos edizioni)…

Una sorpresa in una sorpresa in una sorpresa! È un libro che finisce tre volte o quattro, oppure una volta soltanto, alla prima pagina) – o mai! È un libro che si può aprire a qualsiasi pagina e poi rileggere da capo… è un libro di vita che cerca la vita, di vita che fugge la vita, ed è un libro di guerra e di guerre, di grandi fatti nati da scintille di quotidiano… “Amore e guerra” l’ha già fatto Woody, ma qui c’è l’amore e la guerra dell’amore (o per l’amore, o nell’amore), che dovrebbe far dimenticare una guerra vera ma è forse di quella ancora più crudele… Una guerra per caso, un paradosso – questo è l’amore, che (se tale) prepara altri amori…

La fiaccola di Renzo Ricchi

dicembre 4, 2009


La sobrietà dei toni è la caratteristica di una consapevole maturità (di chi ha raggiunto il traguardo minimo che consente la scrittura: la possibilità di affermare tranquillamente le proprie certezze). In questi racconti di varia estensione e diversa tematica, è costante comunque un’espressione misurata che in ogni episodio e ad ogni personaggio dà la giusta dimensione di sé.
Un decennio dopo l’antologia Racconti e a quasi due decenni da La creatura e l’ascolto, Renzo Ricchi torna alla narrazione breve (sono uscite nel frattempo raccolte di poesie e teatro), offrendo in La fiaccola (barabba, Lanciano) un’esemplare dimostrazione di scrittura. I sei racconti qui presentati sono quasi un prontuario per aspiranti narratori – una maniera per esporre teorie narratologiche – un piccolo campionario di metaletteratura. Perché il gioco autobiografico è chiaro, essendo il personaggio Lorenzo una chiara “figura” letteraria dell’autore (e il fatto che sia presente in più di un racconto li unisce quasi a comporre un romanzo breve articolato in più momenti).
Fin dal titolo dato al libro – come opportunamente rileva Roberto Salsano nell’acuto saggio in postfazione, una guida alla lettura esauriente e illuminante – emerge la ricerca di luce, esistenziale e letteraria, cui aspira lo scrittore (“un itinerario in interiore hominis, entro il proprio io verso un barlume di nuova intuizione spirituale”). Ricchi peraltro recupera in questa sua “fiaccola” una volontà di fissaggio del tempo che gli è congeniale, non solo in prosa, un modo per guarire del tempo le ferite e superarne i guasti. Difficile a farsi; meglio liberarsene letteraturizzando – Svevo docet! – i capitoli dell’esistenza facendone un libro. Che va oltre il tempo….
Le dinamiche esistenziali dei personaggi sono tutte riconducibili alla privata vicenda di un super-personaggio che è l’autore stesso, proiettato magari in una realtà altra (come gli sarebbe piaciuto che fosse), ma ben radicato in questa (che gli piace tuttavia analizzare attentamente – e nell’autore è retaggio del suo mestiere di giornalista).
Citazioni interne ben riconoscibili rimandano in particolare a La creatura e l’ascolto (animali e bambini innocenti di fronte al male del mondo…) e certe affermazioni di stampo sociologico e politico o soprattutto religioso/filosofico fanno pensare alle mille domande sull’uomo e sul creato, sulla divinità e i suoi rapporti con l’umanità che Ricchi ha sempre posto a se stesso e al suo lettore.

Quanto dura un secondo luce?

dicembre 2, 2009

Io non so dire quanto dura, ma credo comunque sia lunghissimo da vivere un “secondo luce”, e certo è sufficiente per leggere un libretto di appena 70 pagine… Ma ci sono 42 poesie, non sono tanto poche, in questo piccolo libro (elegantissimo, comunque: LietoColle non si smentisce nella solita cura editoriale), e sono la prima pubblicazione di una ragazza coraggiosa. Va letto, quindi, analizzato con attenzione – certo, anche con indulgenza, trattandosi di un’opera prima… ma va considerato con l’onesta attenzione che merita chi affronta una prova di esordio.
Ce ne sono tanti che esordiscono, oggi, e …rimangono all’opera prima poiché credevano di aver già pagato dazio e si ritirano a contemplarsi, come si dice, l’ombelico o soltanto la punta del naso. Anna Ruotolo non sembra di questi. Da questo suo “luminoso” esordio si può già affermare che tra pochi secondi luce saremo costretti a leggerla di nuovo, e stavolta saranno minuti, ore, chissà… ma come fa una giovinetta di non molte letture ad essere così esperta della navigazione negli infidi mari della poesia? Come osa sfidare l’alto pelago nel suo vascello leggero? Fidando in quale buona stella?
Ecco, il problema interpretativo è tutto qui, in questa serie di ingenerosi interrogativi che la lettura dei Secondi luce di Anna Ruotolo impone più che proporre. Ma infine le risposte sono tutte rassicuranti: la ragazza ha la stoffa, ha il piglio del nocchiero – per rimanere nella metafora… Conosce quanto basta dell’universo letterario, e mostra di avere tutte le intenzioni di perfezionare le conoscenze perché fa trapelare dai suoi testi accorte movenze espressive, qualche arditezza semantica… Immagini rutilanti sono qui affiancate, a volte accatastate; parole e parole ci schiaffeggiano taglienti e subito dopo morbidamente ci blandiscono.
Sembra di vivere con lei il sogno di un’esistenza-gioco della quale a lei solo sono concesse le regole, ma di poterne essere partecipi proprio perché a lei piace giocare (e non da sola!) – anche se, o proprio quando il gioco si fa cattivo, perdente. Compagni al duolo più che al gioco, allora? È dunque una tattica, la sua, che mira a prenderci al laccio, sinuosa e suadente fino a catturarci nella pania della sua lingua poetica?. E accettiamolo, questo invito a giocare, se è tale – se non è invece una richiesta di aiuto, agli scaltri lettori ben disposti, a trovare insieme il porto in cui gettare l’ancora…