LA SFIDA DELLA LUCE

Giordano Bruno  di Carmen Moscariello – Guida, Lettere Italiane, 2011

Un azzardo, la sfida con Giordano Bruno? Forse, ma certamente Carmen Moscariello, autrice del dramma Giordano Bruno. Sorgente di fuoco, ha voluto affermare la sua necessità di testimoniare in favore del libero pensiero (e non è che sia una proposta inattuale!). La figura del Nolano è stata a lungo (ed è ancora) talmente raccontata e studiata, esaminata, discussa, che parrebbe non avere bisogno di nuove pagine, di nuovi interpreti… Ma queste appena pubblicate sono pagine diverse, sono pagine letterarie (si tratta formalmente di un dramma in versi, quasi un oratorio), e sono però dense di pungenti, nervose, intelligenti aperture sull’opera di Giordano Bruno. Era dunque opportuno che un lavoro simile vedesse la luce: per quanto azzardata, la sfida intellettuale di Carmen Moscariello si può dire vinta.

Va detto pure, poiché certo non guasta, che il libro – corredato di tre note critiche, di cui una a firma dell’illustre Aniello Montano – si presenta anche in bella veste. La copertina curata da Salvatore Bartolomeo è particolarmente suggestiva: la figura del monaco si staglia inquietante come deve, per ammonirci subito a guardarci intorno – non è più tempo di inquisizione, ma non è morta la paura della verità, specie se vuole dichiararsi diversa da quella imposta da qualcuno.

 

Dopo un “Proemio” in cui l’autrice stessa dialoga con il filosofo, rammaricandosi perché “il mio mondo è peggiore di quello che ti arse”, la prima sorpresa – non soltanto scenica – è la presenza di Circe. Perché la maga, ben altrimenti nota, qui veste i panni di chi “lotta contro la cecità dell’intelligenza”: nella sua grotta sono infatti puniti (simili ad asini e maiale) coloro che hanno fatto abuso e commercio del sesso, seduttori e ladri, ipocriti di ogni risma. E tutti loro – felice paradosso che va al di là della storia (oltre che dell’etica e di qualunque morale religiosa!) – odiano Bruno che ritengono più di loro stessi meritevole di punizione, per aver fatto professione di libera fede!

In questa “Sorgente di fuoco” il filosofo nolano è accompagnato al supplizio attraverso una serie di scontri con i suoi accusatori, in primis Bellarmino, ma pure un improbabile colloquio con il finto pazzo Campanella. Come sottolinea Ugo Piscopo nella sua penetrante (e documentata) nota di lettura, “quell’omino del Sud, così fragile e così intrepido, non volle intendere ragioni, suggerimenti, minacce”: Giordano Bruno si erge dunque nel suo tempo, e rimane a monito perenne, come “innocente vittima dell’autoritarismo e dell’arroganza della Curia romana”.

I miei seguaci / mai potranno vergognarsi del Maestro / ma orgoglioso il mio patire attraverserà la storia.

Così nelle parole di Carmen Moscariello si propone un ideale di insegnamento che va oltre la parola occasionale e provvisoria della predica, del libro… Sarà il tempo a fare giustizia, a dire se

Dio è in ogni cosa, in ogni fiore, in tutti i mari…

Giordano Bruno sa di non doversi curvare all’ignoranza funzionale che fa comodo alla Chiesa e – ben più dei grandi riformatori del suo tempo – spinge la sua speculazione al di là dei confini del conoscibile, accogliendo in sé il peso e insieme i limiti dell’universo.

Il mio pensiero ha le ali eterne.

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