Archive for ottobre 2009

Amir Or a Tetova

ottobre 27, 2009

Due poesie del poeta israeliano AMIR OR, conosciuto a Tetova in Macedonia al Festival “Ditet e Naimit” – nella mia traduzione dall’inglese (siamo insieme in una foto scattata da Julia Janku).

EL AMOR BRUJO

Come dirlo? Troppo vicino a un orso
tu sei carico di frutta nel cuore
tu sei il nome che una bocca muta
porta come il mare nel palmo della terra.
Io tocco e invidio la mano che tocca,
toccando, ho voglia di toccare.

Terrore di questo immobile momento,
tu sei qui dentro qui dentro qui.
Qui il fuoco dell’anima brucia brucia.
Non consumato il cuore.

Urla fra le mie gambe
l’animale all’animale fra le tue.

Urla fra i miei denti la luna
alla luna nel tuo cuore.

L’animale nel mio cuore ti fiuta sempre.

CAMERA OBSCURA

Oscurità – non si distingue fra le cose
non ti si riconosce tranne
per la tua voce che vaga tra gli echi
l’odore aspro della tua paura – il tuo desiderio
di strappare all’oscurità la tua immagine
di strappare un’ombra per te fuori dalle ombre.

L’oscurità è un grembo senza pareti –
c’è solo me stesso dentro me stesso.

Nella chiusa oscura stanza un bimbo apprende
ad ascoltare toccare essere
impulso e pelle.

con amir

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I brandelli di vita di Shaip

ottobre 20, 2009

Shaip Emerllahu, poeta, è l’organizzatore del Festival “Ditet e Naimit” che si tiene a Tetova in Macedonia, sua città natale (ma lavora a Berlino). E’ stato appena tradotto in inglese un suo piccolo denso libro di versi: LIFE’S RAGS… Dal quale scelgo alcune poesie (da me tradotte):

ALTRO TEMPO

anche se tu cambiassi
cento voci
tu non saresti più notato

o gallo dei vuoti mattini

nessuno si sveglia
nessuno

nelle ore che rimangono
gli allarmi percuotono la scena

FINO AL MATTINO

poiché avevamo speranza in un sogno
non potevamo dormire
e ci accecammo aspettando la sua luce

e ce ne liberammo meravigliandoci
di noi stessi paralizzati

naturalmente
il mattino ci trovò sorridenti
spontanei fra le braccia dell’equatore

ANSIA DI RITORNO

quando stai per cominciare un viaggio
non chiedere
quando ritornerai

ti basta
catturare la rugiada del mattino
per lavare via
quella paura

sh solo

Ricordo di Abdellatif, poeta laureato

ottobre 20, 2009

abdell

Al Festival internazionale di Poesia “Ditet e Naimit” dell’anno scorso a Tetovo in Macedonia fu consacrato poeta dell’anno il franco-marocchino Abdellatif Laabi.
Ne ho tradotto due frammenti poetici.

Il faudra un jour
nous excuser auprès de la terre
et nous retirer
sur la pointe des pieds

Bisognerà un giorno
che ci scusiamo con la terra
e in punta di piedi
ritirarci

Pour se retrouver
il faut d’abord se perdre

Per ritrovarsi
prima
bisogna perdersi

Diti Ronen: memoria di Tetovo 2008

ottobre 20, 2009

diti sola

Tra le presenze più significative del Festival di poesia “Ditet e Naimit” dell’anno scorso, la poetessa israeliana Diti Ronen da me tradotta:

Monday: Pre-Dawn

Like a home, I leave you –
when I come back I turn on the light.

You follow me to the kitchen
waiting for a sign of love.
I’m hungry,

you offer
a plate, a chair, a bed.
I’m conciliated.

I fold my body into yours
while my heads leaves
for its winding paths.

How I longed to capture the words of beauty,
their perfection round
like a river stone.

Home that I left come back to visit me.
At night I repay their visit.
Farewell within farewell within farewell.

Still I know nothing about your ways in me,
like how your mornings are readied for solace.

(English translated by Rachel Tzvia Back)

 

Lunedì – prima dell’alba

Come una casa ti lascio –
quando poi torno accendo la luce

Tu mi segui in cucina
aspettandoti un cenno d’amore.
Io sono affamata

e mi offri
un piatto una sedia un letto.
Mi sento riconciliata.

Ripiego il mio corpo nel tuo
e se ne va per le sue vie
tortuose la mia mente.

Che impresa catturare parole di bellezza
– come pietra di fiume
rotonda la loro perfezione.

Tornano a visitarmi le case che ho lasciato.
Di notte io ripago le loro visite.
Addio in un addio in un addio.

Niente ancora so in me delle tue strade
né quanto i tuoi mattini siano pronti alla gioia.