Il chimico poeta

Nicola Accettura

Poesie con spin discorde

Il chimico Nicola Accettura, il quale, “colto da crisi etica”, decide di fare il professore e “come la maggior parte degli italiani scrive poesie da sempre” è un autore straordinario: il suo libro è come scritto a due voci, quella appunto del chimico professore e quella del professore poeta… ma il professore qui si nasconde dietro le altre sue facce e con quelle si diverte a costruire un itinerario lirico di altissima spiritualità, pur misurandosi costantemente (nella pagina a fronte) con una serie di accurate definizioni scientifiche. In definitiva, è come leggere due libri: uno che è un ripasso agile e sorprendente della materia trattata (chimica, fisica, matematica…), e l’altro, la raccolta di poesie vera e propria, che di quella materia è la sublimazione in parola, una parola distillata e curata anch’essa, una rivelazione di sentire e pensare, un sottilissimo intreccio intellettuale che si fa messaggio di umanità. Nella sua “premessa” al libro, infatti, Accettura dichiara di non amare “la compiutezza. Adoro le cose imperfette…” e la prefatrice Mastrototaro da parte sua avverte che “il nostro professore è un uomo consapevole della propria consapevolezza di essere parte di ciò che dovremmo temere di essere”. Un doppio gioco, quindi, a gatto e topo, ma il topo è l’autore stesso che finge di fare il gatto con noi… e al massimo si morde la coda!

È più che un ossimoro, accostare scienza e poesia sembrerebbe una forzatura, un gioco estremo del dire che cerca appigli per dirsi in altre forme. Più ancora che l’improbabile forzatura dell’intesa poesia-filosofia (poiché il poeta è già filo-sofo, per natura, nel porsi e porre domande, ma soprattutto nel proporre le sue risposte, sui grandi temi dell’uomo), il rapporto scienza-poesia – “la scienza senza poesia è nulla, la poesia senza scienza è arida (come scrive Giancane in copertina)” – è più un paradosso che invita a riflettere comunque sull’evidente capacità che Accettura mostra nel coniugare – in sé – le due culture diventate nella sua espressione un solo codice, una sola voce.

Qui, comunque, il gioco funziona poiché le regole sono chiare: la neutralità rmotiva del chimico è l’alibi per mascherare una finta nonchalance, che invece è maschera di sofferenza, dissimulata a fatica nello specchio della riflessione. “Elettrone spaiato” e “Il tuo passo lieve”, coppia presa a caso, sono esempi di come lavora Nicola Accettura: “Un elettrone spaiato rappresenta una situazione di instabilità”… “A seconda dell’osservatore, il tempo trascorre con velocità diversa…” – ce le ricordiamo queste definizioni scientifiche: non pensavamo potessero ispirare alte meditazioni liriche (“Avido d’amore e spinto / dalla mia incompiutezza / cerco legami / anche poco stabili…”). Più efficace ancora, l’esempio di accordo totale in “Carezza”, che è il primo testo del libro: “Ben più di un grammo di elettroni stanno in una guancia e in una mano che la sfiora con una carezza. Quanto tempo occorrerà per contarli tutti?”, e, nella risposta poetica a questa premessa fisica: “Quante parole devo dirti / per pareggiare il peso / di un pensiero?”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: