La poesia metafisica di Giancane

Daniele Giancane

21 poesie metafisiche (La Vallisa, 2009)

 

21 poesie metafisiche è un titolo volutamente provocatorio, anche se l’autore cerca di spiegarlo a modo suo: “In particolare io sono andato sempre più dal sociale (che sempre mi attira, però) al metafisico; non direi intimistico, ma proprio metafisico, ovvero non ripiegamento ma ricerca di verità, sorta di cammino di auto chiarimento di me a me” – excusatio non petita… con quel che segue! Ma questo voler andare “oltre” è semplicemente poesia, senza aggettivi, senza meta-fisica (il rischio di equivocare è forte: se si punta a sé, si rischia, se non l’intimismo, il realismo, il minimalismo, e qui per buona sorte non c’è… ora però non è il momento di affrontare simili pericolose disquisizioni).
Leggiamo queste 21 poesie metafisiche cercandovi l’uomo che le ha scritte, per quel che è – per quel che, come appare, vale. E non è poco, se è vero, come pure scrive Giancane in “Quando muore un poeta, non muore”, che “Quando muore un poeta, / muore magari / il fatto che correva dietro a ogni sottana / e s’ubriacava di prima mattina / e piagnucolava per una recensione // ma non dimentichiamo la divina poesia / che ci lesse tremante / ai giardini pubblici / e ci fece salire per un attimo / in un altro mondo”.
Che desiderare di più? Poeta è chi non si accontenta di raccontarsi, analizzandosi e presentandosi nelle sue parole come fosse un modello… poeta è chi crede che le sue parole possano costruire un modello e costituire un modello per chi le legge. Diventare altro da sé: questo è poesia (“io stesso trasformato nell’altrove”: così lo stesso Giancane mostra di essere d’accordo, in “È tornata la poesia”). Poeta è chi non fa domande, non troppe, non di quelle esistenziali alle quali troppe risposte ciascuno potrebbe dare, se non vuole poi affidarsi alla logica della mistica religiosa, panacea di ogni “incertezza” (“Il problema è l’incertezza”: scrive infatti Giancane)… “Se io sapessi…” – ma basta essere chi si è avuta la ventura di nascere; ed al poeta questo basta. La poesia è tale se offre risposte.
Allora perché l’uomo Daniele si fa tante domande e gioca con la metafisica di se stesso? Ma appunto perché, per fortuna sua e nostra – di tutti noi che lo leggiamo e lo sentiamo amico nella sua umanità che tanto somiglia alla nostra –, per fortuna l’uomo Daniele è il poeta Daniele Giancane, attivo ricercatore di sé da quarant’anni, per essere nostro compagno di viaggio indicandoci il suo, proponendoci anzi il suo come possibile viaggio di conoscenza. Cogliamolo infine nella profonda onestà intellettuale che dichiara – e ci regala – a proposito del “Pout-pourri” che secondo lui potrebbe sembrare la sua poesia intrisa di tanti amori poetici (e cita Neruda e Jimenez, la Dickinson e la Szimborska…): “Sia il lettore a porvi mente”, sia cioè il destinatario a sciogliere i dubbi che lo stesso mittente gli confida. Ed è l’unica salvezza della poesia, quella vera, che è viva in sé e non dev’essere troppo spiegata, definita, chiarita, chiosata… la poesia che dice di sé: eccomi a te, prendimi e sii, nelle mie parole, la tua poesia!

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