Un itinerario fuori per leggersi dentro

Un itinerario fuori per stare meglio dentro
Riflessioni su Inventari apocrifi

Questo piccolo ma corposo libro di Giuseppe Vetromile è (sono parole sue) “un inventario necessario, almeno per tentare di capire dove potrebbero stare le mie vere cose nascoste sotto la polvere del mondo”. Come se poi davvero servisse a qualcosa cercarsi “sotto la polvere” e non bastasse e non fosse anche soverchio quanto c’è sopra la polvere del mondo, cioè alla luce (e cioè noi), che a volte è già insopportabile da essere, o semplicemente da vedere, da descrivere e denunciare!
Questi Inventari apocrifi sono costati certo all’autore un impegno inconsueto e supplementare, per cercare – scavando in una sua “vita parallela” – di mettere ordine nel “palinsesto segreto” nel quale il tempo ha depositato le scorie di sogni e lusinghe, idee private e domande senza risposta. Fatica infine inutile – come appunto confessa l’autore stesso – poiché alla fine si accorge di essere sempre all’inizio (le grandi domande sulla vita e sulla morte, purtroppo, rischiano di portare a grosse delusioni, se non ci si affida più o meno consapevolmente alla dimensione divina – e rivolgendosi continuamente ad una “mia cara” interlocutrice, forse maschera o figura di un altro sé, di quella sua “vita parallela” oppure della sua anima, Vetromile chiama spesso in causa, apertamente, il Dio con la maiuscola); l’orizzonte di un’indagine in se stessi, la pretesa di inventariare l’essenza dell’esistenza spesa e da spendere ancora, è impossibile a delimitarsi.
Si riesce a malapena a scorgere l’angusto confine dei giorni, confusi come si è in un ambiente nel quale “in una nebbia anonima me stesso vado ricercando”, e lo sforzo appare deludente, inappagante.
È l’autore a dire nella presentazione quali intenti abbiano animato e quali modi abbiano condizionato la costruzione del suo libro. Che può essere inteso come un vasto poema composto di 13 poemetti (di varia composizione, da tre – per lo più – a sei testi – uno solo); soltanto quattro le poesie di misura diremmo normale. “Il verso di Giuseppe Vetromile si tende – scrive Rega nella sua nota – fino a lacerarsi per accogliere, raccogliere quanto più possibile della ridondanza del mondo che il poeta continua a investigare, a interrogare intrecciando la propria esistenza con quella della realtà che lo circonda e, in uno slancio disperatamente panico, dell’universo stesso”.
Chi ha conosciuto l’autore – premiato in tanti concorsi per la sua scrittura piana e densa, fluida ma ricca e articolata nella scansione classicheggiante, qui rimane un po’ perplesso e non trova subito l’orientamento (anche se certi stilemi, certe immagini, appartengono al Vetromile ben noto ai suoi lettori abituali: c’è il suo “vecchio cuore deluso”, c’è “un sorso di vita preso d’un fiato”, c’è pure una dannunziana “ora che s’annera” in un “lieve tocco della sera”… e si potrebbe citare ancora). Ma il disegno è chiaro: questa fluviale confessione di ricerca, lanciata nello spazio della coscienza e fuori di essa, ha bisogno di espandersi – anche fisicamente, visivamente – in un dettato che a volte rasenta e rischia la scrittura automatica… ma il controllo si avverte ed anzi a volte è scoperto; si capisce che l’autore ha tutto squadernato in sé e si adopera caparbiamente a sistemare, a inventariare ad uso e consumo di chi leggerà e – forse, se altrettanto caparbio – saprà poi leggere in se stesso alla ricerca, eccetera, eccetera…

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Una Risposta to “Un itinerario fuori per leggersi dentro”

  1. Giuseppe Vetromile Says:

    Carissimo, grazie per questa ampia e profonda relazione sui miei “Inventari”, e grazie per la bella serata trascorsa a Formia, nell’accogliente saletta della Libreria di Margherita.

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