La “nudità” di Stelvio

Stelvio Di Spigno – La nudità – Edizioni peQuod

 

 

Quella di Stelvio Di Spigno è poesia di parole, di riflessioni allo specchio fatte in pubblico, un po’ come voleva Palazzeschi nella sua casina di cristallo, un po’ come in genere tutti i poeti che si confessano insieme ai loro lettori, e nelle loro parole offrono anche a quelli la possibilità di confessarsi. C’è un testo, “L’innocenza”, nella sezione “La vita in lontananza”, che è un vero piccolo racconto in versi, nel quale si rievocano le zie (“con quel profumo di zie dell’Ottocento… io affondavo nell’odore nei seni nei corpi…”): “dite a tutti che ero vivo e vero solo accanto a voi”. Recupero di adolescenza e tensione alla chiarezza, mito da ragazzo che mal sopporta, crescendo, di dover “imparare a quanto vende il mondo una pace normale” (in “Desiderio”). Dalla dimensione post pascoliana e para gozzaniana di un intimismo inteso come rifugio, si passa decisi alla muraglia che sostituisce la siepe… “Vedo la vita scrollarsi di dosso ogni sincerità” – scrive – “e mi consegno soltanto a me stesso” (in “Meta” – e in “La resa”: “sono solo io la meta di me stesso”, però “la colpa è solo mia”…).
Forse lo stesso titolo dato a quest’ultimo libro, La nudità, allude – o esplicitamente conduce – alla voglia/necessità di raccontarsi e, facendo questo, trovare “compagni al duolo”.  In fin dei conti, la ricerca di altri è un disperato bisogno di altri orizzonti ma pure di rinnovata conoscenza di sé: “cerco qualcosa che sia io” (in “Animazione”), “perché da più me stessi se ne formi almeno uno” (in “Identificazione”). Non che sia necessario andare in cerca di ascendenze – ma sono dichiarate, certe liaisons, da un lettore (com’egli è) onnivoro nel campo della poesia classica e contemporanea –, quindi si può facilmente salire fino a Seneca per tornare poi a Pirandello. Per quanto si possa aspirare alla comunicazione con un prossimo più vicino, nell’espressione poetica si fissa – o si prova a indicare – un cammino personale di iniziazione, salvazione e auto-agnizione finale che poi, ma solo poi, si propone a modello per coloro che volessero potessero sapessero farne buon uso.
Frequentatore da sempre di libri e libri, specialmente di libri di poesia, un autore come Stelvio Di Spigno sa bene quanto sia importante il paratesto, ossia tutto quello che accompagna, in un libro, il testo vero e proprio, cioè, in questo caso, le poesie nella loro nuda successione (ecco un segno del titolo: La nudità è proprio quella della poesia che tale si offre se è bella, se è giusta, se è utile: è nuda la bellezza o non lo è). Il paratesto, dunque, ha la sua necessaria presenza: così il titolo, i titoli delle sezioni in cui si articola il libro (ardita “Giorno dopo giorno”!), l’epigrafe iniziale (dantesca, dal “Purgatorio”), la dedica “agli amici delle Marche” e la postfazione di Fernando Marchiori… Tutto si tiene: in poesia non esiste la casualità.
L’ultimo testo, il secondo dei “Finali”, è dedicato “Ai poeti del secolo 21” (strano che sia scritto in cifre arabe) e si chiude, e chiude intenzionalmente il libro, con una abbastanza sorprendente dichiarazione in minore. C’è più rabbia che sconforto, forse, ma è una specie di diminutio quando ormai si è pronti a considerare questo suo libro con assoluta e fondata approvazione – certo il più valido della produzione di Stelvio Di Spigno, che marcia sicuro nella consolidazione di un sé tutto suo… e invece lui apostrofa il lettore (sub specie poetae), per dirgli “chi eri e cosa hai perso per diventare qualcuno o qualcosa, mentre siamo niente, fratello, siamo niente”.
Ma non c’è anche lui tra i poeti di questo nuovo secolo? È suo fratello messo a nudo nel suo cuore che – come lui stesso? – è dunque niente?

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Una Risposta to “La “nudità” di Stelvio”

  1. Stelvio Di Spigno Says:

    Caro Giuseppe, cara Irene, vi ringrazio di tutto cuore per la spelendida serata di ieri 23 aprile: la libreria stracolma, la risposta alla lettura dei testi, la presenza di figure amiche come Rodolfo, Vera, Amerigo, Rossella. In quella sala c’erano 15 anni di vita poetica gaetana, mia e non solo. Che per me è come dire gli anni della mia poesia dagli inizi ad oggi. E’ stato tutto molto calibrato, emozianoante, vero. Mi rimarrà nel cuore.
    Vi abbraccio. Stelvio.

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