Per amore di un padre

 

 

“Un padre non ha età” – disse un amico, al funerale di suo padre, a un conoscente che gli chiedeva “quanti anni aveva?”. Un padre non ha età nemmeno dopo, poiché rimane “nel vento” fuori del tempo, e non si corrompe la sua memoria in color che lo hanno avuto vicino, che gli hanno voluto bene… Se poi tra costoro c’è un poeta, quella “eredità di affetti” si moltiplica precisandosi in espressioni di poesia e la poesia porta lontano creando nuova “corrispondenza di amorosi sensi”.
Nel suo ultimo libro, Ora nel vento, Ida Di Ianni (ella stessa lo dice in una nota conclusiva) canta “un monumento alla sua vita”, violando in qualche modo la ritrosia paterna, alieno da clamori celebrativi. Eppure è necessario questo piccolo intenso libro, questa confessione in pubblico senza veli di retorica. Messa a nudo ancora una volta – chi la conosce lo sa – l’anima della poetessa si comunica non per cercare compagni al duolo, ma per una genuina esigenza di comunicarsi, fine a se stessa nella misura in cui possa accompagnarla nei giorni del dolore, che nemmeno vuole abbiano termine, che vuole anzi durino finché vorrà conservare del padre appena scomparso un ricordo lancinante ma proprio per questo vivificante. Paradosso dell’arte? Piuttosto davvero un bisogno esistenziale di figlia. Per di più poeta, ma figlia innanzi tutto.
“Così il breve esistere / è un volare controvento / per lasciare a chi resta / l’incanto doloroso dell’assenza” (così, “farfalla di breve ed intenso volo”, la “fragile esistenza” su questa terra ha un esile destino, ai più imperscrutabile, anche a coloro che credono di saperne scoprire, qui, le valenze e i valori che sono invece custoditi nell’intimo e soltanto il calore degli affetti può far emergere): “ti vivo, papà, respirando ogni giorno”.
Ci sono in queste pagine (il volumetto è diviso in due sezioni disomogenee, la seconda interamente dedicata al padre, presente comunque anche in qualche testo della prima), ci sono momenti di alta poesia, sapientemente elaborata anche nell’avvertita immediatezza del dire. Ci sono momenti di coinvolgente commozione, in cui viene a galla tutta la sofferenza dei mesi finali della vita paterna, tormentata dal male sempre più vittorioso. I versi di Ida sono un polittico polifonico: la sua voce si moltiplica nei mille dolorosi accenti provati dal suo cuore di figlia impotente – almeno però la voce della figlia poetessa (malgrado in vita ritenuta strana dal padre, pragmatico per quanto “benevolo”) può “ora nel vento” alzarsi e seguire il padre nel viaggio oltre questa vita, in una dimensione non estranea, anzi eterna, perché: “Mi hai lasciato, papà, ma ti so dentro di me e non piango il tuo correre per le strade del cielo…”. Il dialogo si fa monologo ma continua a svilupparsi a due, in un muto progressivo arricchimento, in un crescersi dentro per costruirsi insieme a chi non c’è ma non sarà perduto.
“Non mi arrendo al tempo / che vorrebbe recare sollievo alla pena”.

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