La fiaccola di Renzo Ricchi


La sobrietà dei toni è la caratteristica di una consapevole maturità (di chi ha raggiunto il traguardo minimo che consente la scrittura: la possibilità di affermare tranquillamente le proprie certezze). In questi racconti di varia estensione e diversa tematica, è costante comunque un’espressione misurata che in ogni episodio e ad ogni personaggio dà la giusta dimensione di sé.
Un decennio dopo l’antologia Racconti e a quasi due decenni da La creatura e l’ascolto, Renzo Ricchi torna alla narrazione breve (sono uscite nel frattempo raccolte di poesie e teatro), offrendo in La fiaccola (barabba, Lanciano) un’esemplare dimostrazione di scrittura. I sei racconti qui presentati sono quasi un prontuario per aspiranti narratori – una maniera per esporre teorie narratologiche – un piccolo campionario di metaletteratura. Perché il gioco autobiografico è chiaro, essendo il personaggio Lorenzo una chiara “figura” letteraria dell’autore (e il fatto che sia presente in più di un racconto li unisce quasi a comporre un romanzo breve articolato in più momenti).
Fin dal titolo dato al libro – come opportunamente rileva Roberto Salsano nell’acuto saggio in postfazione, una guida alla lettura esauriente e illuminante – emerge la ricerca di luce, esistenziale e letteraria, cui aspira lo scrittore (“un itinerario in interiore hominis, entro il proprio io verso un barlume di nuova intuizione spirituale”). Ricchi peraltro recupera in questa sua “fiaccola” una volontà di fissaggio del tempo che gli è congeniale, non solo in prosa, un modo per guarire del tempo le ferite e superarne i guasti. Difficile a farsi; meglio liberarsene letteraturizzando – Svevo docet! – i capitoli dell’esistenza facendone un libro. Che va oltre il tempo….
Le dinamiche esistenziali dei personaggi sono tutte riconducibili alla privata vicenda di un super-personaggio che è l’autore stesso, proiettato magari in una realtà altra (come gli sarebbe piaciuto che fosse), ma ben radicato in questa (che gli piace tuttavia analizzare attentamente – e nell’autore è retaggio del suo mestiere di giornalista).
Citazioni interne ben riconoscibili rimandano in particolare a La creatura e l’ascolto (animali e bambini innocenti di fronte al male del mondo…) e certe affermazioni di stampo sociologico e politico o soprattutto religioso/filosofico fanno pensare alle mille domande sull’uomo e sul creato, sulla divinità e i suoi rapporti con l’umanità che Ricchi ha sempre posto a se stesso e al suo lettore.

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