La ragazza senza età


Per aver dovuto sempre troppo comprendere – sempre pagando in proprio, in vita regalata (o sprecata, nella ricerca di affinità sempre sfuggenti) -, per aver dovuto aspettare tanto una carezza quando ne avvertiva il bisogno, la “ragazza” ormai donna – ma ancora bambina nell’animo, nei sentimenti e nei sensi stessi custoditi con ingenuo stupore – la figlia del sud che ha conosciuto del nord più le delusioni che la salvezza sperata, conserva comunque una straordinaria capacità (e volontà) di comunicare.
Se si decide, alla tenera età di ottant’anni (senza ironia perché con serena e distesa partecipazione Asoic Naie racconta le sue vicende – vere, purtroppo e dolorosamente ricordate, ma quasi con distacco, aiutata dalla lente dell’età che smorza i toni e asciuga l’espressione), se aspetta una vita per raccontare una vita, la ragione in definitiva è in quella piccola materna presunzione di poter essere utile… La funzione pedagogica della letteratura – specie quella memorialistica, fondata sulla credibilità dell’esempio – è una delle molle più forti, più della voglia di dire, dell’esigenza di scaricarsi, che hanno convinto una donna a liberarsi sulla pagina delle antiche paure, dello stesso pudore di una vita passata a nascondere ambizioni e pulsioni, a mascherare atteggiamenti di circostanza, ad essere – a dover essere – quel che conveniva più di quel che si sentiva.
Per aver avuto diversi cattivi insegnanti e per essersene fidata anche troppo, l’alunna modello del tempo che fu ha continuato a studiare ed ha continuato a credere nell’esempio che si fa insegnamento, poiché è credibile – e pertanto deve essere onesto, rigoroso. Al maestro si chiede onestà intellettuale, rispetto dell’allievo, disponibilità a mettersi in gioco in un processo formativo a due, non univoco, non impositivo. Così un genitore, e così pure uno scrittore che intenda (come un padre che insegna quel che sa) mostrare una via, indicare un percorso alternativo, suggerire mappe di orientamento.
Procede a salti, la narrazione (è la vita, del resto, che fa salti, e fa salti la storia che la fa rivivere): ci sono episodi che iniziano e sembrano terminare, poi sono ripresi in un altro capitolo, e sono come ripresi da un nuovo punto di vista – ed è il punto di vista dell’età che muta: la protagonista ragazzina diventa giovinetta, adulta, matura… e scrive dopo decenni dall’ultimo avvenimento narrato. Ci sono dunque almeno tre piani di scrittura, e di lettura, nel libro, segno dell’evoluzione affrontata dal personaggio e dall’autrice stessa che, nel ricordare e raccontare, si costringe a fare i conti con le esperienze vissute, con le diverse scelte sbagliate che si è trovata a compiere (a subire, per lo più, perché altri sceglieva per lei, ma era lei a pagare, a portarne il marchio).
Una ragazza del sud è una testimonianza, e un viatico: chi ha sopportato tanto, non può esimersi dal farne partecipi quelli che rischiano di subire altrettanto. C’è quindi il malcelato desiderio, anzi la chiara intenzione di offrire al lettore, e in particolare ai giovani (quelli di oggi, così lontani e ignari di cosa fosse un tempo l’educazione familiare), e alle donne, ancora probabilmente vittime e non sempre inconsapevoli dell’innata supponenza del maschio, di offrire a chi sappia ascoltare una proposta operativa, un vademecum per un’esistenza più dignitosa.
Ma questo libro è pure un apotropaico lasciapassare per la propria coscienza – ci si deve sentire in pace avendo tanto visto e tollerato (senza rancore nemmeno per chi ha guastato il bello dell’esistenza) e pronti al redde rationem ma soltanto con la propria persona, con la propria intelligenza e il proprio sentire. La scrittura di un libro così concepito, racconto autobiografico e insieme (chissà quanto involontariamente) analisi sociologica, antropologica, ideologica… un libro come questo ci raccomanda a noi stessi e ci tranquillizza: non lasciamo debiti, avendo anzi dato come andava dato il senso giusto alla nostra vita, che è tale se condivisa, se ne facciamo dono perché altre vite siano migliori.

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Una Risposta to “La ragazza senza età”

  1. stanzadelpoeta Says:

    E’ stata un successo, la presentazione a Roma – “una ragazza del sud”, lo straordinario libro-testimonianza della misteriosa Asoic Naic, ha colpito ancora una volta il pubblico dei (non molti ma attentissimi) intervenuti.
    Indovinata la lettura che ne ha proposto Anna Marcon, lucida l’analisi di Antonia Berardi, appassionata quella di Adriano Petta, partecipe Luisa Cappuccio…
    Personalmente, propongo una sistemazione del mio intervento.

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