La ragione di Assiotea

assiotea
Più che un romanzo a tema, è un romanzo a progetto. Forse, un progetto che diventa romanzo per essere diffuso e (meglio) compreso.
Lo si può condividere o meno (al di là dei meriti letterari, che pur vi sono), ma rimane un’operazione coraggiosa. Al limite del cielo: dove, invariabilmente, inguaribilmente lo spirito umano tende e non riesce a giungere se non in sogno, cavalcando l’Idea, la profonda angoscia di essere (stato) altro – di poter tornare ad essere altro, oltre… Non c’è bisogno di scomodare Platone: noi sentiamo di meritare una dimensione diversa da quella che ci costringe a sopravvivere qui dove siamo confinati.
Qui ed ora, senza speranza – ma è questo infine il senso della vita: qui e ora, questa e non altra abbiamo a disposizione – dobbiamo vivere e far vivere bene l’esistenza che ci troviamo assegnata dalla nostra natura. Pensare di rimanere è presunzione senza fondamento, credere che qualcuno possa aiutarci (dal di fuori?) è pura illusione – anche se i poeti lasciano eredità di affetti e di illusioni a volte si può anche vivere. Sempre rispettando, però, le eredità e le illusioni altrui, senza prevaricare o peggio cercare di imporre le proprie. O non si merita il diritto a vivere bene.
Adriano Petta continua a scavare nella storia e nell’umana avventura dell’uomo di scienza… ma la scienza – nella sua trasfigurazione letteraria – è il pensiero, la ragione, la volontà di affermarsi come creatura dominante proprio perché capace di riconoscersi limitata nella sua esperienza esistenziale, eppure capace di vivere a misura di leggi naturali riconoscibili, senza “aiuto” o “consolazione” che non siano appunto la propria forza di riflettere e comprendere.
La figura di Assiotea, “la donna che sfidò Platone” (parzialmente inventata, ovviamente, per la pochezza di fonti e documenti), è una di quelle che sconvolgono la “norma” degli uomini… ammesso che un uomo possa essere “normale” sempre, senza sconfinare nelle eccezioni che lo fanno diverso dagli altri animali. La forza della ragazza che osa contrapporre la semplicità del suo ragionamento alle pretese platoniche di legiferare su tutto lo scibile umano, senza ammettere contraddittorio, è la forza dell’intelligenza contro l’assopimento della ragione. Dovremmo tenerne conto, sempre – oggi più che mai: farebbe bene scernere il grano dal loglio che infesta il campo, ma il loglio a volte costringe a fare attenzione dove si mettono i piedi.

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