Il paese a rovescio di Amerigo Iannacone

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Già dalla copertina si nota qualcosa di molto chiaro, anche se a rovescio, quindi in maniera distorta. Il paese che si vede bene è quello specchiato, come se quello consistente si dissolvesse nell’aria per effetto di una incombente indifferenza verso l’ordine costituito delle cose che, anche se non è sempre ordinato, si sostanzia prima di tutto nel rispetto dell’ambiente e di tutte le creature che in esso convivono, e che spesso proprio di questo tutto che avvolge tengono poco conto. Allora  in questa atmosfera inconsistente l’ordine si scompone, la materia si frappone a se stessa e le fiabe prendono corpo. Le fiabe di Iannacone, tra molta ironia miscelata ad una fantasia esplosiva, tracciano i confini entro i quali ripristinare l’ordine precostituito delle cose.

 

Ebbi il libro Il paese a rovescio in occasione del Premio di Macchia d’Isernia, sabato 8 novembre 2008, e la domenica successiva mi distraevo dai miei pensieri astraendomi con la lettura. La lettura avanzava e si produceva una catarsi, “una sorta di liberazione”, che attraverso la lettura mi rimetteva in sesto con me stessa. Non è facile incontrare autori che riescano a conciliare, nella brevità dei loro testi, sana ironia e perspicacia di contenuti. Con le storie brevi di Amerigo si viene messi a parte di un universo nutrito di piccole cose e accadimenti stravaganti terribilmente pregni di verità, accompagnata da un crescendo di buon umore dal quale il lettore si può lasciar permeare già dalla prima fiaba.

 

Amerigo, con il garbo del narratore e la destrezza della lingua, l’abilità di colorire le sue storielle, ci porge la realtà sotto forma di mini fiabe intelligenti, per cui il divertimento è assicurato insieme a svariati spunti di riflessione sulle piccolezze della società moderna. Ed ecco che leggendo emergono considerazioni circa l’uso delle parole, il rapporto tra simili o tra uomo e natura, o tra cose che con la fantasia  si materializzano, pensanti quindi vive.

 

Irrompe con fare disarmante Amerigo con le sue Fiabe,  se non fosse esilarante perché comico non ci sarebbe di che contenere le cataratte del pianto…

Giocoliere divertente e divertito della lingua, la studia ne verifica le assonanze ed espelle le note stonate, la sperimenta rendendoci parte dei traguardi raggiunti.

Ha la capacità di far capire al lettore che dietro ad un titolo, che con la nostra arguzia e fine capacità di lettori potremmo ricondurre ad una persona o ad un fatto così per assonanza, ma non è quella la risposta e semplicemente più immediata di quanto la nostra mente fuorviata è pronta a richiamare, ma non lo svelo qui, provate voi a indovinare…

E con quale sguardo sul presente che si chiude questo libro, bastasse a far invertire la rotta della mancanza di etica e morale verso un mondo più rispettoso delle persone che lo popolano

Lo scopo principe di un libretto così è far riflettere, di spronare ad una visione critica e acuta per affrontare in maniera concreta le storture che ci caratterizzano tutti e proporci, rinnovati e rinnovatori,  nel magma della società intera.

 

Irene Vallone

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