I Poemetti elementari di Rodolfo Di Biasio

 

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Inutile andare in cerca di ascendenze (che pure ci sono, ci sono e si potrebbero individuare nella scabra scansione e nella rarefazione della parola che lega Ungaretti e Caproni, fra gli altri) – ma Rodolfo Di Biasio in questi Poemetti elementari si dimostra appunto “elementare”, e così vuol essere, probabilmente. Se ricordiamo “la dottrina dell’estremo principiante” del vecchio maestro Luzi, comprendiamo perché: questi poemetti nascono da una ricerca di parola e sulla parola che è nella natura stessa di Rodolfo Di Biasio (l’autore de I ritorni, di Patmos), avendolo accompagnato dalle origini, quando tentava “sorti” e sfidava la storia della poesia interrogandosi sulla strada più giusta da seguire per essere se stesso, pur “dentro l’orma” dei padri.

Ora, a settant’anni e dopo un lungo silenzio, dopo aver camminato in lungo e in largo per le vie della letteratura (è stato professore, critico, animatore culturale), ora ha voluto un’altra volta misurarsi con se stesso. Come un principiante, appunto – poiché il poeta lo è sempre, se cresce in onestà –, ed è tornato (ma è rimasto fedele) agli elementi della sua formazione, della sua vita di autore. “Elementari” significa semplici (ed è chiaro dall’aspetto stesso della pagina di questa plaquette che comprende sette poemetti articolati ciascuno in tre momenti – pagina scarna, essenziale: una semplicità di arrivo); ma si farebbe torto alla sua intelligenza linguistica se ci si fermasse qui: “elementari” è proprio degli elementi, cioè della naturale forza che troviamo negli elementi intorno a noi: acqua, terra… il mare, il fiume, l’ulivo, la cenere, e il tempo, sovrano.

E siccome tutto ritorna, la lezione degli elementi è flusso di memoria che diventa viatico per le piccole orecchie di chi ascolta: qui c’è il nipotino David, al quale si racconta dell’infanzia e delle radici (“ineludibili”), in un “poemetto dell’ulivo” inebriato da una “luce” che “è dentro e non smuore”. E c’è il tempo delle “corrispondenze” (“silenzi sempre più lunghi” e “abrasa memoria delle cose” – che pure furono “le rose della vita”): quando “le irrisolte strade” sono ormai “alle spalle” e si impone una “tregua”…  Infine, “è questo il tempo delle interrogazioni”, quando tutto ritorna, si incastra, nell’essere quello che era, elemento e parola che lo dice.

Il piccolo libro appare nella collana “Tarsie” delle Edizioni Il Labirinto.

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