La porta dell’accoglienza

Uscita straordinaria dalla “stanza” per la domenica delle palme.

Invitati dal vulcanico e poliedrico Andrea Colaianni, i poeti della “stanza” leggeranno i versi propri e altrui, ispirandosi alla donna e ai grandi valori della nostra Costituzione. Così celebreranno in modo alternativo la festa della pace: anche la poesia è pace, e la parola del poeta è ancora pane di vita.

Attivissimi, dunque: in un mese già sei apparizioni al pubblico: ma lo scopo di questa prima fase della nostra vita associativa è senz’altro quello di far conoscere il potere della voce poetica della quale ci facciamo testimoni. Ci aspettiamo risposte e provocazioni…

Domenica 16 marzo (è pure l’anniversario di un dramma italiano: il rapimento Moro) ci troviamo in piazza Sant’Erasmo a Formia alle 11, fra le strutture parlanti di Andrea, davanti alla porta dei briganti,  per l’occasione “porta dell’accoglienza” – poiché nelle parole vi accoglieremo e ci accoglierete.

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6 Risposte to “La porta dell’accoglienza”

  1. sandra Says:

    Bella iniziativa! Grazie Andrea!

    “Al grido i poeti
    ritrovano fiato.

    Stanze e strade:
    perforante dolore.

    A frotte, solitari,
    s’ergono a difesa d’un tuono.

    I poeti con gli artisti:
    unica tavolata a stravolger
    suoni.

    Senza perdoni,
    i poeti ruminano silenzi
    e poi vomitano i gusci,
    accennando passi di danza,
    sottobraccio alla morte.

    Quella del non-detto.

    Sotterrata l’ascia della
    propria follia
    e della saliva
    annerita di paure”.

    Sandra Cervone

  2. sandra Says:

    Chi è il poeta? Marina Cvetaeva rispose così:

    “l poeta – da lontano conduce il discorso./Il poeta – lontano conduce il discorso./ Per pianeti, per segni…per borri / di indirette parabole…Fra il sì e il no / lui – persino volando giù dal campanile – / rimedia un appiglio…Poiché il cammino delle comete / è il cammino dei poeti. I dispersi anelli / della casualità, ecco il suo legame! Con la fronte in alto / disperatevi! Le eclissi dei poeti / non sono previste dal calendario. / Lui è quello che imbroglia le carte, / che inganna sul peso e sul conto; / lui è quello che domanda dal banco / chi demolisce Kant, / chi c’è nella bara di pietra della Pastiglia – / com’è l’albero nella sua bellezza… / quello le cui tracce si dileguano sempre, / quel treno a cui tutti / arrivano tardi…
    Poiché il cammino delle comete / è il cammino dei poeti: bruciando e non scaldando, / strappando e non coltivando – esplosione e scasso – / il tuo sentiero crinieruto, storto, / non è previsto dal calendario!”

  3. Cinzia Marchese Says:

    VOCI

    Non un sempilice brusìo

    nella monotona sonorità

    d’un quotidiano cittadino.

    Non un grido disperato

    o una sordida sinfonia

    d’un cuore malinconico.

    Son solo voci…..

    Voci che si sovrastano

    e s’ergono ,prepotenti,

    voci in circolo che fluttuano

    fendendo l’aria, l’indifferenza,

    sfidando il tutto.

    Voci di fantasmi

    nel buio di notti insonni,

    di ferite inferte che…

    ti sublimano.

    Voci fatte di silenzi che hanno parole…..

    Le stesse forse da tempo e…

    non saranno vane.

  4. stanzadelpoeta Says:

    Malgrado qualche piccolo intoppo tecnico, e dispiaciuti un po’ per alcune defezioni, gli adepti della “stanza” hanno interpretato e vissuto, davanti alla “porta dell’accoglienza” nella piazza Sant’Erasmo a Formia, un rituale di pace di profonda valenza spirituale. Dieci voci poetiche diverse (anzi dodici, per l’inattesa e commovente partecipazione di due bambine) si sono elevate in cerchio a disegnare volute di parole.
    Rossella Irene Sandra Gabriella Antonella Cinzia Ambra Giuseppe Amerigo Max e le piccole Giada e Gabriella hanno sfidato i rumori e l’indifferenza di una piazza scomoda; ma hanno vinto la scommessa lanciata due settimane fa dall’eclettico creativo Andrea Colaianni: portare in piazza la parola del poeta nella giornata delle palme e celebrare il dramma storico della donna insieme all’anniversario della Costituzione.
    In chiave simbolica, le installazioni parlanti di Andrea si sono unite ai poeti della “stanza” – parte anch’essi di una coreografia minuziosamente pensata dal maestro dell’immaginazione – e il tutto è diventato “messaggio”, grido sbattuto in faccia ai benpensanti. Da rifare, da riproporre, da gridare ancora: la parola del poeta è ancora pane di vita.

  5. StefanoSANSONI Says:

    Quando il “post” è d’obbligo.

    Ringrazio “a tutta voce” l’invito del prof. Napolitano per la possibilità di confrontarmi con altre “voci” poetiche all’interno della “stanza del poeta”.
    L’augurio è che le numerose attività culturali in essere, possano regalare nuovi “respiri” alla parola scritta, abusata soprattutto in questi tempi “elettorali” che mai furono così “politically correct” e legati necessariamente – ed in qualche modo ossessivamente- al compromesso. La mia presenza del 16 è stata annullata in modo brusco, come brusco è stato il motivo della mia assenza. Spero di essere meno “post” e più presente ai prossimi inviti. Colgo l’occasione per ribadire la mia vicinanza “spirituale” alle attività della “stanza del poeta” (dove trascorro gran parte del mio tempo libero) in attesa di riprendere parte alle nuove attività in calendario.

  6. Sandra Says:

    Sfida (da “Fatalità” di ADA NEGRI):

    O grasso mondo di borghesi astuti di calcoli nudrito e di polpette,/ mondo di milionari ben pasciuti e di bimbe civette; / o mondo di clorotiche donnine che vanno a messa per guardar / l’amante, o mondo d’adulterii e di rapine e di speranze infrante; / e sei tu dunque, tu, mondo bugiardo, che vuoi celarmi il sol / degl’ideali, e sei tu dunque, tu, pigmeo codardo, che vuoi tapparmi l’ali?…/ Tu strisci, io volo; tu sbadigli, io canto: tu menti e pungi e mordi, io ti / disprezzo: dell’estro arride a me l’aurato incanto, tu affondi nel lezzo./ O grasso mondo d’oche e serpenti, mondo vigliacco, che tu sia / dannato! Fiso lo sguardo negli astri fulgenti, io movo contro al fato:/ sitibonda di luce, inerme e sola, movo -e più tu resti, scettico e /gretto, più d’amor la fatidica parola mi prorompe dal petto!…/ va, grassomondo, va per l’aer perso di prostitute e di denari in / traccia: io, con la frusta del bollente verso, ti sferzo in su la faccia.

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