M’illumino di meno…

Febbraio 13, 2009 di stanzadelpoeta

…e invece siamo riusciti ad illuminarci con le nostre parole, a darci luce e guardare meglio intorno a noi ed anche dentro di noi…

grazie a Rossella Tempesta che a Napoli ha organizzato una specie di jam-session poetica, una “improvvisazione” a molte voci in occasione della giornata dedicata al risparmio energetico

invitati a partecipare, siamo andati in quattro alla libreria Treves di Piazza Plebiscito e al Design Hotel di Via Chiaia: Irene e Giuseppe, Amerigo e Claudio, fuori dalla “stanza” in nuove stanze aperte e luminose di parole, malgrado a lume di candela… 

una esperienza di comunione – da ripetere in altre forme e in altri luoghi

Il paese a rovescio di Amerigo Iannacone

Gennaio 10, 2009 di stanzadelpoeta

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Già dalla copertina si nota qualcosa di molto chiaro, anche se a rovescio, quindi in maniera distorta. Il paese che si vede bene è quello specchiato, come se quello consistente si dissolvesse nell’aria per effetto di una incombente indifferenza verso l’ordine costituito delle cose che, anche se non è sempre ordinato, si sostanzia prima di tutto nel rispetto dell’ambiente e di tutte le creature che in esso convivono, e che spesso proprio di questo tutto che avvolge tengono poco conto. Allora  in questa atmosfera inconsistente l’ordine si scompone, la materia si frappone a se stessa e le fiabe prendono corpo. Le fiabe di Iannacone, tra molta ironia miscelata ad una fantasia esplosiva, tracciano i confini entro i quali ripristinare l’ordine precostituito delle cose.

 

Ebbi il libro Il paese a rovescio in occasione del Premio di Macchia d’Isernia, sabato 8 novembre 2008, e la domenica successiva mi distraevo dai miei pensieri astraendomi con la lettura. La lettura avanzava e si produceva una catarsi, “una sorta di liberazione”, che attraverso la lettura mi rimetteva in sesto con me stessa. Non è facile incontrare autori che riescano a conciliare, nella brevità dei loro testi, sana ironia e perspicacia di contenuti. Con le storie brevi di Amerigo si viene messi a parte di un universo nutrito di piccole cose e accadimenti stravaganti terribilmente pregni di verità, accompagnata da un crescendo di buon umore dal quale il lettore si può lasciar permeare già dalla prima fiaba.

 

Amerigo, con il garbo del narratore e la destrezza della lingua, l’abilità di colorire le sue storielle, ci porge la realtà sotto forma di mini fiabe intelligenti, per cui il divertimento è assicurato insieme a svariati spunti di riflessione sulle piccolezze della società moderna. Ed ecco che leggendo emergono considerazioni circa l’uso delle parole, il rapporto tra simili o tra uomo e natura, o tra cose che con la fantasia  si materializzano, pensanti quindi vive.

 

Irrompe con fare disarmante Amerigo con le sue Fiabe,  se non fosse esilarante perché comico non ci sarebbe di che contenere le cataratte del pianto…

Giocoliere divertente e divertito della lingua, la studia ne verifica le assonanze ed espelle le note stonate, la sperimenta rendendoci parte dei traguardi raggiunti.

Ha la capacità di far capire al lettore che dietro ad un titolo, che con la nostra arguzia e fine capacità di lettori potremmo ricondurre ad una persona o ad un fatto così per assonanza, ma non è quella la risposta e semplicemente più immediata di quanto la nostra mente fuorviata è pronta a richiamare, ma non lo svelo qui, provate voi a indovinare…

E con quale sguardo sul presente che si chiude questo libro, bastasse a far invertire la rotta della mancanza di etica e morale verso un mondo più rispettoso delle persone che lo popolano

Lo scopo principe di un libretto così è far riflettere, di spronare ad una visione critica e acuta per affrontare in maniera concreta le storture che ci caratterizzano tutti e proporci, rinnovati e rinnovatori,  nel magma della società intera.

 

Irene Vallone

“Beatrice” di Paolo Ciampi presentato a Gaeta

Gennaio 10, 2009 di stanzadelpoeta

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Paolo Ciampi fa il giornalista (ufficio stampa della Giunta regionale toscana: ufficio in Piazza Duomo a Firenze!), ma – o forse proprio perché è giornalista – ha un debole per le storie vere da trasformare in storie narrate… Così ha scritto “Gli occhi di Salgari”, così ha scritto “Un nome” (rievocando la vicenda della professoressa ebrea Enrica Calabresi), e poi si è incuriosito alla figura di Jessie White, l’infermiera dei Mille… e a quella di Beatrice Bugelli. Costei (alla quale ha dedicato il libro “Beatrice” pubblicato l’anno scorso da Sarnus, Firenze e presentato a Gaeta il 10 gennaio) era una pastora analfabeta vissuta tra il 1803 e il 1885. Ma fu acclamata poetessa da alcuni intellettuali di spicco della sua epoca, tra i quali il Fucini e il Tommaseo – che non è dire poco (a parte Ruskin e qualche altro ancora). A lei Ciampi, scrivendo in prima persona, dedica una accorta ricerca umana e culturale, facendo vivere lo straordinario personaggio negli ingranaggi della vita letteraria della Firenze un po’ snob – anche capitale d’Italia! Così costruisce a modo suo una credibilissima storia vera, calandosi nei panni e nei sentimenti della “poetessa montanara”, citando a più non posso dalle sue strofe ricche di profonda umanità (come a dichiarare che davvero poeti si nasce)… Chi voglia comprendere come si possa fare di una persona semplice e “diversa” un caso – come oggi usa tantissimo, ahimé (ma non abbiamo inventato niente) – legga questo libro di Paolo Ciampi, partecipi insieme a lui a una scoperta di vita.  

I Poemetti elementari di Rodolfo Di Biasio

Gennaio 9, 2009 di stanzadelpoeta

 

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Inutile andare in cerca di ascendenze (che pure ci sono, ci sono e si potrebbero individuare nella scabra scansione e nella rarefazione della parola che lega Ungaretti e Caproni, fra gli altri) – ma Rodolfo Di Biasio in questi Poemetti elementari si dimostra appunto “elementare”, e così vuol essere, probabilmente. Se ricordiamo “la dottrina dell’estremo principiante” del vecchio maestro Luzi, comprendiamo perché: questi poemetti nascono da una ricerca di parola e sulla parola che è nella natura stessa di Rodolfo Di Biasio (l’autore de I ritorni, di Patmos), avendolo accompagnato dalle origini, quando tentava “sorti” e sfidava la storia della poesia interrogandosi sulla strada più giusta da seguire per essere se stesso, pur “dentro l’orma” dei padri.

Ora, a settant’anni e dopo un lungo silenzio, dopo aver camminato in lungo e in largo per le vie della letteratura (è stato professore, critico, animatore culturale), ora ha voluto un’altra volta misurarsi con se stesso. Come un principiante, appunto – poiché il poeta lo è sempre, se cresce in onestà –, ed è tornato (ma è rimasto fedele) agli elementi della sua formazione, della sua vita di autore. “Elementari” significa semplici (ed è chiaro dall’aspetto stesso della pagina di questa plaquette che comprende sette poemetti articolati ciascuno in tre momenti – pagina scarna, essenziale: una semplicità di arrivo); ma si farebbe torto alla sua intelligenza linguistica se ci si fermasse qui: “elementari” è proprio degli elementi, cioè della naturale forza che troviamo negli elementi intorno a noi: acqua, terra… il mare, il fiume, l’ulivo, la cenere, e il tempo, sovrano.

E siccome tutto ritorna, la lezione degli elementi è flusso di memoria che diventa viatico per le piccole orecchie di chi ascolta: qui c’è il nipotino David, al quale si racconta dell’infanzia e delle radici (“ineludibili”), in un “poemetto dell’ulivo” inebriato da una “luce” che “è dentro e non smuore”. E c’è il tempo delle “corrispondenze” (“silenzi sempre più lunghi” e “abrasa memoria delle cose” – che pure furono “le rose della vita”): quando “le irrisolte strade” sono ormai “alle spalle” e si impone una “tregua”…  Infine, “è questo il tempo delle interrogazioni”, quando tutto ritorna, si incastra, nell’essere quello che era, elemento e parola che lo dice.

Il piccolo libro appare nella collana “Tarsie” delle Edizioni Il Labirinto.

La poesia del ritorno

Gennaio 4, 2009 di stanzadelpoeta

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Abbiamo chiuso una straordinaria annata poetica con una riflessione su un tema particolare: la poesia come memoria e “ritorno” – non solo il ritorno fisico ma pure quello spirituale. a un luogo, a un tempo… a una radice, a un sogno…
Nella Pinacoteca Comunale “Giovanni da Gaeta”, 2 a Gaeta, lunedì 29 dicembre 2008  sono stati con noi: Luciano D’Agostino (di Isernia), Rosalba De Filippis (molisana di Firenze) e la napoletana Rossella Tempesta – assente giustificato il poeta del Golfo, Rodolfo Di Biasio

Le parole di tutti hanno suggellato un patto di intesa: i poeti hanno fiducia che le loro parole possano aprire strade verso… dove ciascuno possa trovare se stesso, forse perduto per caso tempo prima…

Con la collaborazione dell’ “Associazione 900″ di Gaeta, hanno esposto un loro quadro gli amici pittori Salvatore Bartolomeo e Normanno Soscia, mentre il chitarrista Paolo Granata ha suonato alcuni brani classici.

nella foto, Luciano, Rosalba, Rossella, Amerigo Iannacone e Giuseppe Napolitano

 

 

Complimenti! a Irene

Novembre 19, 2008 di stanzadelpoeta

 

Irene legge le sue poesie a S.Nicola delle Tremiti

Irene legge le sue poesie a S.Nicola delle Tremiti

Dieci anni dopo la sua prima segnalazione in un concorso di poesia, Irene Vallone torna ad avere un brillante risultato al Premio “Sant’Elia”. Stavolta si tratta di un secondo posto, con due poesie nuovissime, dense e delicate insieme. Eccone una:

Africa

  

Ho nel mio cuore l’urlo

indelebile scava

la ferita del ricordo

 

Stretta la gola

tra mantici ferrei

sacchi di corpi percossi

grani di polvere

a medicare ferite

noi sordi, ciechi

 

Aria malsana

a mendicare amore

 

Stretto al petto

il figlio della paura

lo strazio della violenza

negli occhi tuoi bambini

sorriderà domani tenerezza

Testimonianza

Novembre 13, 2008 di stanzadelpoeta

Per volontà del figlio Giuseppe, erede del suo patrimonio letterario, Nicola Napolitano viene ricordato a Formia il 26 novembre a 5 anni dalla scomparsa. Nell’aula magna del Liceo “Vitruvio”, accolti dal preside Quirino Leccese, dall’Assessore formiano alla cultura, il dr. Amato LaMura e dal presidente del Sistema Bibliotecario Sud Pontino, Giancarlo Cardillo, parleranno dell’opera e della figura umana del preside-poeta alcuni tra i tantissimi critici e scrittori che lo conobbero e lo stimarono.

Giorgio Agnisola parlerà dell’ultima produzione narrativa; Amerigo Iannacone presenterà una “Autoantologia” poetica di Nicola Napolitano – opera postuma appena stampata con l’etichetta “la stanza del poeta” (la collana editoriale diretta appunto da Giuseppe Napolitano); Pasquale Cominale parlerà del rapporto con Casale di Carinola, il paese di origine; Rodolfo Di Biasio e Pasquale Maffeo infine tracceranno un ritratto globale.

Ci saranno ovviamente altri interventi e testimonianze da parte di coloro che nel tempo hanno avuto modo di frequentare Nicola Napolitano in ambito culturale e scolastico. Assente giustificato, Pier Giacomo Sottoriva ha inviato un messaggio di commossa partecipazione all’evento.

 

 

 

Nicola Napolitano nacque a Casale di Carinola (CE) il 17 gennaio 1914, da Giuseppe e Carolina Rossi, una famiglia di agricoltori. Ha lavorato la terra fino a 22 anni. Lunghe le interruzioni nei suoi studi: per l’immatura morte del padre nel 1927, la chiamata alle armi per la campagna d’Africa nel ’35 (aveva appena ripreso a frequentare la scuola) e il richiamo per la seconda guerra mondiale 1940-’45. Militare a Creta all’armistizio dell’8 settembre ’43, è stato prigioniero dei Tedeschi in Grecia e successivamente in Germania. Frammentario e difficile il cammino per tornare a casa: lunga la permanenza al Nord, causa l’impossibilità di attraversare la “linea gotica”.

Ripresi finalmente gli studi, conseguita la Laurea in Lettere all’Università di Roma (il 3 agosto 1946), ha iniziato l’insegnamento a Castelforte nel ’47. Lo stesso anno sposò Carmelina Rotunno, dalla quale avrebbe avuto Giuseppe, Valerio e Carolina.

Poesie e prose di Nicola Napolitano sono incluse in numerose antologie scolastiche, per tutte le scuole. Sue poesie sono anche state tradotte e pubblicate in Brasile, Stati Uniti, Svizzera, Francia, Grecia, Romania, Spagna. Oltre a numerosi e prestigiosi premi, ha ricevuto nel 1982 il Premio della Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

È morto a Formia, dove risiedeva dal 1957, il 26 novembre 2003.

Ditët e Naimit (Giornate per Naim)

Ottobre 27, 2008 di stanzadelpoeta

Lo avevo annunciato durante il Festival “Voci del Mediterraneo” ad agosto: sono stato invitato a rappresentare l’Italia alla dodicesima edizione del Festival Internazionale di Poesia Ditët e Naimit a Tetovo in Macedonia, diretto dal poeta macedone di lingua albanese Shaip Emerllahu e dedicato al poeta albanese del XIX secolo Naim Fashëri.

L’importante rassegna ha visto quest’anno la partecipazione di una ventina di poeti balcanici (Macedonia e Kossovo, Albania e Bulgaria, Serbia e Bosnia) e altrettanti provenienti da Islanda, Olanda, Estonia, Israele, Palestina, Messico, Germania, Danimarca. Gli ospiti della manifestazione, durata tre giorni, hanno avuto modo anche di conoscere la regione di Tetovo (capitale morale della comunità albanese in Macedonia), e in particolare le sue due università e il monastero Bektashi (branca dei Sunniti presente soprattutto in Albania).

Ho portato ancora una volta all’estero la voce della poesia italiana, dopo la Francia e in vista della Spagna (a marzo prossimo andrò a Vitoria nei Paesi Baschi).

Al termine del Festival “Ditet e Naimit” (“Giornate per Naim”), mi è stato inoltre assegnato da parte della Giuria presieduta dal poeta albanese Agron Tufa uno dei quattro premi speciali “per la particolare creatività poetica” (insieme alla canadese-messicana Francoise Roy, al kossovaro Kujtim M. Shala e al macedone Salajdin Salihu).

Al poeta franco-marocchino Abdellatif Laabi, ben noto anche in Italia, è stato assegnato quest’anno il premio internazionale “Naim Frasheri”.

Per me una esperienza ricca di nuovi fermenti – incontri ed emozioni – poesia e umanità.

Con Francoise e Shaip sotto la statua di Frasheri a Tetovo

Con Francoise e Shaip sotto la statua di Frasheri a Tetovo

 

 

 

Il poeta preso all’amo…

Agosto 29, 2008 di stanzadelpoeta

Non ci hanno presi all’amo…

Dispiace sentirsi fraintesi e questa non è nemmeno una giustificazione, ma qualcuno che legge certi notiziari in rete potrebbe lecitamente domandarsi se c’è almeno un po’ di verità nelle informazioni che gli vengono date.

Con piacere abbiamo presentato il libro di un autore locale. Tra i suoi fini la stanza del poeta ha proprio quello di promuovere autori e libri, tanto più se sono del Golfo, in cui operiamo più intensamente. Non ha molta rilevanza il fatto che l’autore del libro – con il quale abbiamo preparato la presentazione sul terrazzo della Biblioteca di Gaeta – è il sindaco Raimondi, se non per il fatto appunto che nell’occasione lo abbiamo presentato come scrittore, autore di un lavoro che ci è parso meritevole di tutta la nostra attenzione.

Nel suo libro, per quanto sia di qualche anno fa, abbiamo colto l’attualità senza scadenze di una testimonianza diretta sullo stato del mondo. L’amministrazione  non c’entra, non siamo in grado di offrire ciambelle di salvataggio a chi sta per affondare con la sua barca… ammesso che sia vero. Abbiamo lavorato, in occasione del Festival appena concluso VOCI DEL MEDITERRANEO 2008, in 4 comuni del Golfo: la partecipazione più scarsa all’evento l’abbiamo registrata a Gaeta. Non per questo abbiamo respinto l’invito a organizzare la presentazione del libro di Raimondi… la poesia attira meno dell’attualità umanitaria e la presenza del primo cittadino suscita curiosità… può darsi. Ma sono circostanze diverse e ce ne rendiamo conto.

Tutto questo non significa che i poeti della stanza si sono messi al servizio di un timoniere in difficoltà. Abbiamo letto in quel suo libro una vena di poesia e abbiamo testimoniato insieme a lui la necessità di conoscere il prossimo per aiutarlo a sentirsi uomo.

Nient’altro.

Castelfranci

Agosto 23, 2008 di stanzadelpoeta

Invitati da Mimmo Cipriano a chiudere a Castelfranci il nostro Festival, non potevamo dire “non posso”… tanto meno “non voglio”.  I poeti non si negano… e ci hanno accolti con grande simpatia umana e disponibilità culturale. Le parole dei francesi Georges Drano e Nicole Stamberg, della spagnola Angela Serna hanno avuto la stessa atenzione delle nostre.

Amerigo Iannacone, Irene Vallone, Claudio Carbone, Stelvio Di Spigno e Giuseppe Napolitano hanno letto le loro poesie davanti a un pubblico scelto, nella sala del Consiglio Comunale di Castelfranci (provincia di Avellino), introdotti da Alessandro Di Napoli, attivissimo operatore culturale della sua regione, già ospite della “stanza” a Itri insieme a Cipriano, Calabrese e Barbieri.

La serata è finita a pizza in piazza, in occasione di una festa paesana dai forti colori, e sapori (e suoni orchestrali tradizionali). Ci si è scambiata qualche opinione, parecchie pubblicazioni e soprattutto la voglia di vedersi ancora. La poesia è in questo darsi, conoscersi e riconoscersi, incontrarsi nelle parole di amici della parola… La poesia della “stanza” è comunione consapevole.