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	<title>Commenti a: Premio &#8220;Venafro&#8221;</title>
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		<title>Di: l'autore</title>
		<link>http://stanzadelpoeta.wordpress.com/2009/04/29/premio-venafro/#comment-84</link>
		<dc:creator>l'autore</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2009 16:49:05 +0000</pubDate>
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		<description>Intanto devo precisare che Abdel e Abdellatif sono la stessa persona: Abdellatif Laabi, il poeta premiato col titolo di &quot;poeta dell&#039;anno&quot; al Festival &quot;Ditet e  Naimit&quot; lo scorso anno (ho usato io il nome abbreviato!) - ma l&#039;osservazione di Aldo è giusta e mi trova concorde: il poeta è tale quando sperimenta una sua espressione, che però dovrà necessariamente misurarsi con un lettore, più o meno ideale, al quale dunque rendere conto del proprio sperimentare...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Intanto devo precisare che Abdel e Abdellatif sono la stessa persona: Abdellatif Laabi, il poeta premiato col titolo di &#8220;poeta dell&#8217;anno&#8221; al Festival &#8220;Ditet e  Naimit&#8221; lo scorso anno (ho usato io il nome abbreviato!) &#8211; ma l&#8217;osservazione di Aldo è giusta e mi trova concorde: il poeta è tale quando sperimenta una sua espressione, che però dovrà necessariamente misurarsi con un lettore, più o meno ideale, al quale dunque rendere conto del proprio sperimentare&#8230;</p>
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		<title>Di: Aldo Cervo</title>
		<link>http://stanzadelpoeta.wordpress.com/2009/04/29/premio-venafro/#comment-83</link>
		<dc:creator>Aldo Cervo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2009 16:45:40 +0000</pubDate>
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		<description>Una riflessione di poetica

A proposito delle liriche Meraviglia e Abdellatif, rispettivamente alle pagg. 36/37 del volume, vale la pena soffermarsi, a chiarimento, sul concetto di poetica che vi affiora.
Dice Abdel (in Meraviglia, vv.8/14):
 
non è la lingua lo strumento del poeta
né il poeta strumento di una lingua:
egli scolpisce in una lingua la propria
ed è la sua voce
-	fregarsene
meglio ancora della lingua e ricrearla
in una dimensione ludica.

Fa da contrappunto, in omonimo carme, Abdellatif (vv. 6/10):

Chi scrive - dice - è solo a metà strada
E il lettore soltanto lo completa

   &quot;è un patto scrivere
    fra i miei valori
    e la parola che va verso i lettori&quot;.

Può sembrare che i passi riportati veicolino due concetti divergenti di poetica: propenso - il primo - alla creazione in ogni poeta di un linguaggio proprio, inedito, personalissimo; il secondo - imperniato sul rapporto interattivo poeta - lettore, con il lettore che riprende persino, e completa il discorso che il poeta ha solo per metà sviluppato.
Mentre dunque Abdel sembra riesumare un provenzaleggiante trobar clus, inevitabilmente ostico ad approcci esterni, in nome dell&#039;emancipazione del poeta dalla schiavitù delle lingue codificate, Abdellatif sembra riproporre strumenti linguistici condivisi, quindi non esasperatamente riformulati, pena l&#039;isolamento del poeta e, del medesimo, l&#039;interrompersi a metà dell&#039;opera creativa.
A parer mio, alla luce poi della stessa opzione formale dell&#039;autore Napolitano, così aperta al registro conversativo (se si conversa, si presuppone almeno un interlocutore che ci possa capire), si può ben dire che in realtà la divergenza è solo apparente.  In sostanza la posizione &quot;rivoluzionaria&quot; di Abdel non è che ribadimento di una antichissima verità, per la quale non c&#039;è poeta - meritevole, ovviamente, di tal nome - che non abbia conferito una fisionomia propria alla propria produzione artistica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione di poetica</p>
<p>A proposito delle liriche Meraviglia e Abdellatif, rispettivamente alle pagg. 36/37 del volume, vale la pena soffermarsi, a chiarimento, sul concetto di poetica che vi affiora.<br />
Dice Abdel (in Meraviglia, vv.8/14):</p>
<p>non è la lingua lo strumento del poeta<br />
né il poeta strumento di una lingua:<br />
egli scolpisce in una lingua la propria<br />
ed è la sua voce<br />
-	fregarsene<br />
meglio ancora della lingua e ricrearla<br />
in una dimensione ludica.</p>
<p>Fa da contrappunto, in omonimo carme, Abdellatif (vv. 6/10):</p>
<p>Chi scrive &#8211; dice &#8211; è solo a metà strada<br />
E il lettore soltanto lo completa</p>
<p>   &#8220;è un patto scrivere<br />
    fra i miei valori<br />
    e la parola che va verso i lettori&#8221;.</p>
<p>Può sembrare che i passi riportati veicolino due concetti divergenti di poetica: propenso &#8211; il primo &#8211; alla creazione in ogni poeta di un linguaggio proprio, inedito, personalissimo; il secondo &#8211; imperniato sul rapporto interattivo poeta &#8211; lettore, con il lettore che riprende persino, e completa il discorso che il poeta ha solo per metà sviluppato.<br />
Mentre dunque Abdel sembra riesumare un provenzaleggiante trobar clus, inevitabilmente ostico ad approcci esterni, in nome dell&#8217;emancipazione del poeta dalla schiavitù delle lingue codificate, Abdellatif sembra riproporre strumenti linguistici condivisi, quindi non esasperatamente riformulati, pena l&#8217;isolamento del poeta e, del medesimo, l&#8217;interrompersi a metà dell&#8217;opera creativa.<br />
A parer mio, alla luce poi della stessa opzione formale dell&#8217;autore Napolitano, così aperta al registro conversativo (se si conversa, si presuppone almeno un interlocutore che ci possa capire), si può ben dire che in realtà la divergenza è solo apparente.  In sostanza la posizione &#8220;rivoluzionaria&#8221; di Abdel non è che ribadimento di una antichissima verità, per la quale non c&#8217;è poeta &#8211; meritevole, ovviamente, di tal nome &#8211; che non abbia conferito una fisionomia propria alla propria produzione artistica.</p>
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