La quinta lettura è stata una débacle – cause diverse hanno impedito la presenza a diversi poeti prenotati: alla fine sono intervenuti in due: Luciano D’Agostino da Isernia, medico e scrittore, attento osservatore della natura umana, e il giovane esordiente Giovanni Gaetani (di Gaeta, vent’anni ancora da compiere, il più giovane per ora…), che ci ha stupiti per la sua capacità di “ragionare” sulla poesia (e non a caso studia filosofia).
Insomma, pazienza (c’erano anche pochi ascoltatori: la scuola e le comunioni cominciano a distrarre i più): andrà meglio la prossima volta, il 30 maggio, quando dovrebbero venire: Lidia Riviello, Giovanni Burali, Antonio Vanni, Mauro Passerini, Rodolfo Coccia.
Settima lettura prevista il 6 giugno: Felice Paniconi, Rita Iulianis, Gianluigi Zeppetella… chissà!
Maggio 11, 2008 alle 7:15 am |
Si, è vero, la grande sorpresa (ma per me che lo conoscevo una conferma) è stato Giovanni. Così giovane, così interessante. Vi propongo alcune poesie che ha letto nella Stanza:
1) Tensioni di vetri infranti/per giorni abbandonati/in una casa abbandonata/ (per terra vetri infranti) / questo è tutto il male / che dentro ci taglia.
2) La notte si scioglie come un dipinto- / nostro falso ritratto; l’ultimo tentativo/ della foglia è stato vano; rimane allora/ un senso di vergogna che c’assale/ nell’ora del silenzio convulso e incapace, / del raro specchio dell’io col mondo: / questi sono i volti di Auschwitz,la sofferenza/ degli uomini ovunque, questa è la nostra coscienza/ che di fronte a loro tace -o ride- e che forse ora vorrebbe…/ ma ormai è tardi; la fredda alba già riordina le tinte.
Propongo l’ingresso ufficiale di Giovanni della collana “La Stanza del Poeta”!!! Ha davvero tanto da dire!!! Bravo cucciolino!
Maggio 11, 2008 alle 8:07 am |
La stanza ringiovanisce, ma non perde di profondità.
Maggio 11, 2008 alle 9:15 am |
Esito nello scegliere le
parole,solo poche ne posso
scegliere e ognuna dev’essere
la più assoluta,ma ricordo che
la più limpida operazione della
terra ha luogo in una sillaba,
macchè,anche in uno sguardo.
Emily Dickinson